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il blog di Benedetto Paris

28 ottobre 2011
QUALE LEGITTIMITA' DEMOCRATICA IN EUROPA?

Sono sempre stato per gli Stati Unitid'Europa. Ho sempre pensato che le questioni politiche globali eprincipali o le si affrontano in scala europea, oppure quanto decisonel nostro Parlamento rimane un palliativo, che si tratti diinfrastrutture, di economia, di diritti, di lotta ai cambiamenticlimatici. La dimensione nazionale oggi, anche in questa crisi, sidimostra insufficiente, mostra tutti i suoi limiti e da tre annirincorriamo la ripresa economica e la stabilità, senza trovare unavia di uscita, tappando il buco del portogallo, dell'irlanda, dellaspagna, dell'Italia, della Grecia, come in una vecchia pubblicitàdei rubinetti...

Da questa analisi, ormai acclarata e danessuno messa in discussione, dovrebbe derivare un maggiore ruolodell'Europa, che di fatto c'è: in tre mesi è stato individuato eregolamentato un super ministro europeo delle'economia (che in realtàsi limita a coordinare e sorvegliare quelli nazionali), masoprattutto c'è stata l'imposizione delle scelte “europee” suisingoli governi, come in grecia, come in italia. L'abbiamo appenavisto. Ma sono veramente “europee” queste scelte? Sono frutto diuna vera concertazione europea, frutto di discussioni, oppure, comesembra, sono la chiara imposizione del duo franco-tedesco, delleprincipali forze politiche conservatrici oggi in Europa?

Le ricette imposte ai membri comunitariparlano da sole: sono chiaramente figlie del pensiero economico dellastreda europea. E chi l'ha legittimate?

Ecco, penso che in questa situazione,in cui finalmente l'Europa interviene con forza nelle politiche deglistati membri, non ci si possa non interrogare sulla legittimitàdemocratica di queste scelte. Un articolo di ieri su LA STAMPA diRusconi(http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9371)si interrogava proprio su uno di questi aspetti: la sovranitàautolimitata dell'Italia e la sovranità della Germania imposta suglistati embri, la presa in carico dei problemi europei da parte dellaGermania, in cambio del suo potere di redigere agenda e azionieuropee (decise però a Berlino).

Davanti a questa situazione iprogressisti d'Europa dovrebbero rilanciare l'importanza delleistituzioni elettive europee. Ieri Zingaretti lanciava l'idea delPresidente della Ue eletto dai cittadini. Ci può stare, ma penso siaavveniristico nel momento in cui non c'è la percezione da parte deicittadini delle soggettività politiche europee: dove sono ilsindacato europeo? Quale è la percezione dei partiti europei?

Da qui penso si dovrebbe ripartire, dalrilancio e rafforzamento dei soggetti politici e sindacali europei,dalle elezioni del Parlamento europeo su base di liste europee.Voglio dover scegliere tra PPE e Socialisti e Democratici, vogliodiscutere l'idea di Europa alle europee e non di Berlusconi eBersani. Solo così si può dare al Parlamento Europeo la vera forzapolitica (non tecnico-istituzionale) per rappresentare la verasovranità, quella europea, e così legittimare le scelte europee,senza essere messi sotto ricatti dal duo-forte del momento.


23 agosto 2011
Dal fallimento della destra europea la grande opportunità per i progressisti d'Europa
La recessione. Eccolo qua di nuovo lo spettro che si aggira per l'Euro (e non solo). La recessione, manifestazione palese del fallimento delle politiche applicate dalla destra europea e globale. Nessun giudizio può essere più chiaro e fondato:le risposte date dalle destre al governo in tutta europa sono state fallimentari, riuscendo a tappare i buchi finanziari, salvando il loro mondo di riferimento ma perdendo di vista l'obiettivo principale: la crescita. Hanno tagliato i bilanci pubblici (Italia e Gran Bretagna su tutte), hanno bloccato il welfare, addirittura ora vogliono inserire la”regola d'oro” del pareggio di bilancio, regola con la quale gli USA degli anni 30 sarebbero rimasti al palo, regola con la quale è impossibile progettare a medio periodo, bloccando quelle spese necessarie alla crescita, alla ripartenza dell'economia.

Per fortuna insieme alla “camicia di forza d'oro” i due “commissari“ d'Europa Merkel e Sarkò hanno iniziato a prendere in considerazione quelle proposte che la sinistra progressista europea (e quella radicale 10 anni fa a Genova) proponeva da più di un anno: tassazione delle transazioni finanziarie, eurobond per finanziare progetti strategici europei e il rientro del sovradebito creato per salvare banche e risparmiatori, governo dell'economia. Peccato che queste proposte i due leader conservatori europei le abbiano prese in punta di piedi, senza approcciare veramente la loro filosofia, ovvero siamo tutti sulla stessa barca e solo con una politica europea della crescita e dello sviluppo possiamo uscirne, non solo bene, ma anche rafforzati. La Francia teme per il suo alto debito e gli effetti della crisi del debito pubblico americano la Germania si è accorta solo ora che non esposta più come credeva di poter fare, forse perché gli altri non sono cresciuti e quindi non possono comprare.

Anche in Italia è successo lo stesso, e anche in Italia dopo tre anni di no e arroganza Tremonti è costretto dall'evidenza a applicare proposte che il Pd dal 2008 porta avanti: la crescita come priorità, le misure contro l'evasione come principale strumento di equità, la tobin tax. Peccato che Berlusconi e Tremonti continuino a prendere solo gli ingredienti a loro più indolore e ne aggiungano altri pessimi....come ogni majonese fatta male...impazzisce! Insomma questo scenario impone ancora con maggiore forza il ruolo della sinistra europea, la sua funzione e la sua missione: tornare alla crescita senza abbandonare decenni di conquiste sociali, di diritti, di principi.

E' questo quello che ha sbagliato la destra: ridurre diritti e redditi per poter competere con i nuovi paesi sviluppati nel mondo, tagliare le spese di bilancio per avere la fiducia dei mercati, ma impoverendo il ceto medio e quindi riducendo la domanda interna. Il tema del dumping sociale globale è sempre più al centro di qualsiasi ragionamento economico, che parte dalla Cina ma arriva a Labico, arriva a qualsiasi lavoratrice in maternità o a qualsiasi ragazzo che voglia uscire di casa e farsi la propria vita mentre si ritrova sommerso dalla precarietà. Con esso il ruolo dell'Europa, i suoi strumenti, la sua visione e la sua azione comune: sui punti di forza di una ripartenza economica serve una azione comunitaria e risorse comunitarie. Su ricerca, infrastrutture strategiche e conoscenza bisogna essere europei, e sti cazzi se mandano in deficit, anzi devono stare fuori da questi conti. Ecco a cosa serve l'eurobond. Così come in Italia la filosofia del patto di stabilità erga omnia (ovvero comprendente nel suo calcolo gli investimenti, anche quelli legati ai fondi comunitari e altri settori strategici) deve essere abbandonata, sostituita con la potatura finalmente di tutti quei rami secchi che sprecano le risorse pubbliche: municipalizzate, privilegi della politica, spese militari (che non significa missioni) e tant'altro.

 La crisi è un'occasione per i grandi cambiamenti. Lo dicono tutti. IL problema è dove ci porta questo cambiamento. La sinistra progressista europea ha davanti a sé una grande opportunità, sta a a lei darsi gli strumenti (a partire da un partito europeo dei progressisti) necessari per approfittarne.

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6 agosto 2011
Crisi:l'ottica territoriale per salvare i servizi ai cittadini

Non c'è niente da fare: la crisi economica di qualche anno fa e l'attuale crisi finanziaria del nostro Paese imporranno un periodo di sacrifici e su chi dovrà farli si dividerà la politica nazionale e (dovrebbe ma non lo farà) mondiale. Banche contro stati, ex dominanti contro ex dominati, vecchi contro giovani, impresa contro lavoratori, privato contro pubblico. Il rischio che se esca con una ricetta lacrime e sangue per i soliti noti (i lavoratori dipendenti) è sempre più alto e del resto questo prevede o rischia di prevedere la manovra Tremonti Berlusconi ora anticipanda.

Davanti a questa prospettiva l'opposizione, a partire dal Pd, con chiarezza deve far sapere e conoscere le proprie proposte (e il Pd l'ha presentate ad aprile portandole anche a Palazzo Chigi), deve cercare di delineare una alternativa, con responsabilità e chiarezza in modo che i cittadini possano schivare gli attacchi alla “so tutti uguali”.

Ma certo da una consa non se ne esce: serve uno sforzo di analisi e di aggressione degli sprechi, a partire dalla politica e dai territori, ancora di più c'è bisogno di creatività, di nuove idee, di ripensare dalle fondamenta alcuni istituti, salvaguardando obiettivi e principi, ma anche stravolgendo gli strumenti oggi usati.

Questo vale ancora di più quando si parla di comuni, dell'amministrazione locale. Molti opinionisti nelle ricette mettono come ingredienti necessari l'abolizione delle provincie e l'accorpamento dei comuni. Non condivido minimamente né la prima né la seconda, ma certo chi sostiene l'importanza di questi enti non può limitarsi a dei no, deve saper avanzare e concretizzare proposte e programmi che portino alla riduzione degli sprechi e dei costi. La sfida vera che hanno gli enti locali nei prossimi anni è il mantenimento dei servizi abbattendo fortemente i costi, altrimenti rimarrà la solita ricetta conservatrice oggi del Tea Party americano: riduzione del pubblico per far posto al privato.

Chi oggi da progressista e democratico amministra, in maggioranza o all'opposizione, i comuni del nostro territorio non può non porsi questa domanda, non può non darsi come obiettivo quello di affrontare questa sfida: come dare stessi servizi a minori costi senza perdere l'identità dei nostri campanili, della nostra singola e unica storia, senza essere definitivamente la periferia indistinta di Roma.

I punti da affrontare non mancano: le gestione di servizi come mensa, scuolabus, trasporto pubblico urbano, asilo nido, polizia municipale può essere affrontata in modo differente? Deve! Sono tra i punti che creano maggiori perdite sotto un punto di vista economico e sono tra i principali sprechi da aggredire e ridurre. Solo un'ottica territoriale, di comprensorio, può permetterci di far rimanere intatti gli standard qualitativi dei servizi offerti ai cittadini senza deficit insostenibili.

Labico sta affrontando una nuova gara per lo scuolabus. Perché non pensare invece alla gestione insieme ad altri comuni del servizio? Perché non rilanciare, noi sinistra e democratici di questo territorio, la necessità di uno strumento territoriale per la gestione dei servizi? Può essere Asper?Certo può essere fatto solo dopo che “qualche” comune del territorio smetta di usarla come cassa elettorale, che si capisca quale sarà lo spirito dei tempi. Se non Asper quale e come? Quello che è sicuro oggi è che o riusciamo a pensarci come territorio, a partire per esempio da una vera rete di trasporto pubblico locale unica avvantaggiandoci dell'economia di scala, oppure non saremo in grado più, tra qualche anno, di sopportare il peso della nostra utopica “autonomia”.

Detto questo: manca un luogo di pensiero, confronto e decisione su questo tipo di temi. Pd provinciale se hai un senso è questo.


2 marzo 2011
IL TRASPORTO PUBBLICO E' LA SOLUZIONE AL RISCHIO PARALISI PER IL PARCO DI VALMONTONE

Al Commissario Pd Lazio

Sen. Vannino Chiti

Al Capogruppo Pd Lazio in Consiglio Regionale

Cons. Esterino Montino

Al Segretario Pd Provincia di Roma

Cons. Daniele Leodori

Al Capogruppo Pd in Consiglio Provinciale

Cons. Emiliano Minnucci

All'Ass. ai Trasporti della Provincia di Roma

Ass. Amalia Colaceci


La prossima primavera sarà inaugurato il nuovo parco divertimenti di Valmontone, un evento straordinario, nel senso letterale del termine, che comporterà modifiche sostanziali come non accadeva da anni per l'area della Valle del Sacco, dei Monti Prenestini e dei Monti Lepini e più in generale per l'area a sud est di Roma.

Mutamenti sul piano del lavoro, sociali, economici, ma soprattutto per quanto riguarda la vocazione dei territori che dal parco potranno attingere nuove opportunità di sviluppo, soprattutto sul piano turistico. Ma, insieme a questi aspetti indubbiamente positivi, se ne presenta uno che rischia di coprire per impatto e problematicità tutti gli altri: l'afflusso di centinaia di migliaia di turisti, addirittura se ne stimano tre milioni con il Parco a pieno regime.

Del resto già oggi con la sola attrazione del Fashion District subiamo gli effetti della mole di visitatori/acquirenti che intasano il casello autostradale di Valmontone e che, nei giorni di punta (Natale, Pasqua e nei periodi di saldi), bloccano tutte le arterie di accesso, a partire dalla via ariana alla Casilina, sin da Labico o Colleferro oppure Artena, paralizzando in questo modo la circolazione per l'intera valle, essendo Valmontone uno snodo fondamentale (dall'area Prenestina e dai Castelli verso Nord e Sud) e non avendo, la Casilina, strade complanari o alternative.

L'inaugurazione del Parco, la sua prima attività (con il surplus dato dalla curiosità) rischia di essere un boomerang per il nostro territorio, acuendo questi effetti negativi.

A tale appuntamento non si stava arrivando in ritardo, essendo stata firmata una intesa tra i comuni di Colleferro, Artena, Valmontone e Labico il 20 febbraio del 2009 ed avendo preso chiari e sostanziosi impegni la Regione Lazio (5 milioni di euro) attraverso una chiara e trasparente azione in conferenza dei servizi. Si prospettavano complanari, stazioni dedicate, potenziamento dei trasporti, nuovi caselli autostradali.

Di tutto questo però, tranne dell'intervento sul casello autostradale di Valmontone che rischia però di essere un palliativo, non abbiamo visto nulla. Per questo ora chiediamo un serio impegno del Partito Democratico della Provincia di Roma, del suo Segretario, della segreteria e di tutti i suoi rappresentanti nelle istituzioni, a partire dal Presidente della Provincia di Roma e dai componenti della sua Giunta, fino ai Consiglieri Regionali e agli eletti alla Camera dei Deputati del nostro territorio, affinché accompagnino il territorio nell'affrontare opportunità e problemi legati al nuovo Parco di Valmontone, si facciano portavoce delle esigenze del territorio e, per quanto di loro possibilità, le soddisfino.

In modo particolare chiediamo un impegno concreto sul fronte della mobilità e più specificatamente del trasporto pubblico.

Infatti, riteniamo necessario un serio potenziamento della rete stradale di accesso al Parco e più in generale a Valmontone, realizzando quindi l'adeguamento del casello autostradale di Valmontone e Colleferro, e dorsali e complanari che permettano un maggiore e migliore accesso a Valmontone da Colleferro, Labico e Artena.

Ma questo non è sufficiente. Seppure importanti questi interventi non basterebbero a supportare l'accesso di migliaia di visitatori quotidiani. Serve uno strategico complesso di interventi che mirino a spostare il più alto numero possibile di visitatori dalle auto private al trasporto pubblico, trasformando per il territorio il problema del traffico in una grande opportunità di avere investimenti e interventi infrastrutturali che altrimenti i comuni non potrebbero realizzare.

In primis vogliamo ridurre l'accesso con mezzo privato dal territorio per cui riteniamo opportuno il rilancio di un servizio di trasporto pubblico locale territoriale, unendo i servizi già attivi nell'area, potenziandoli e legando la loro progettazione al collegamento con le stazioni R.F.I. e il Parco. A questo potrebbe aggiungersi la ridefinizione delle fermate delle tratte Roma Colleferro o Roma Frosinone del Co.Tra.L. spostando una di queste all'altezza della rotonda di accesso al Parco invece che sulla Casilina (Campo dei Gelsi).

Ma, essendo il flusso turistico principalmente di provenienza da Roma e da Roma – Ciampino, l'intervento principale per cui chiediamo al partito ed ai suoi eletti di impegnarsi, è la progettazione e realizzazione della conversione della tratta FR6 Roma – Frosinone in metropolitana di superficie, sull'esempio di quanto realizzato con la Orte-Fiumicino (un treno ogni 15 min) o con la Roma – Ostia Lido (vero e proprio servizio metropolitano).

Questo permetterebbe finalmente un servizio all'avanguardia per i turisti e per i pendolari della tratta e lo riteniamo realizzabile, considerando gli interventi programmati presso la stazione di Ciampino, l'avvio della linea diretta A.V. Firenze Napoli annunciati nella recente conferenza organizzata dall'Assessorato Provinciale ai Trasporti e la possibilità di realizzare questo intervento attraverso la partecipazione di privati, ritenendo infatti il servizio potenzialmente redditizio.

Oltre le singole e specifiche proposte chiediamo un'attenzione costante per questo territorio, per i nostri circoli, per gli eletti nei nostri comuni, perché solo unendo il nostro territorio e il nostro partito possiamo godere pienamente delle opportunità offerte da questa importante novità.


Francesco Colucci, Segretario Pd Valmontone

Ferruccio Maggi, Segretario Pd Colleferro

Maurizio Picchio, Segretario Pd Labico

Armando Bartolelli, Segretario Pd Artena

Diana Stanzani, Direzione Provinciale

Benedetto Paris, Direzione Provinciale

Silvia Carocci, Direzione Provinciale

Enzo Stendardo, Consigliere Comunale Colleferro

Felicetto Angelini, Consigliere Comunale Artena

Nello Tulli, Consigliere Comunale Labico


19 febbraio 2011
PD LABICO: GALLI LABICO NON E' DI TUA PROPRIETA'!

Senza motivazioni galli nega la sala comunale e il pd annulla l'incontro sul lavoro

 

Il Partito Democratico di Labico ha dovuto annullare l'incontro con titolo “Quale lavoro dopo la crisi? Tra la crisi di Colleferro e le opportunità precarie di Valmontone” organizzata per sabato 19 febbraio a cui avrebbero partecipato il Sen. Achille Passoni, l'On. Renzo Carella, il capogruppo del Pd in Provincia di Roma Daniele Leodori e Marco Gulgielmo Vice segretario Provinciale.

 

“Con sconcerto abbiamo appreso della mancata autorizzazione all'uso di una delle sale comunali di Palazzo Giuliani, arrivata solamente il giorno prima dell'evento per una richiesta già effettuata in gennaio e poi ripetuta a inizio febbraio – dichiara Maurizio Picchio, coordinatore del circolo di Labico – e così abbiamo dovuto scusarci con tutti gli ospiti che da tempo avevamo impegnato per parlare di un problema concreto che interessa tutti i cittadini e che nulla ha a che fare con le questioni locali. Ciò che più di tutto ci irrita è la totale assenza di motivazioni, come se Galli potesse dare o non dare uno spazio pubblico a suo piacimento”

 

“Le elezioni si avvicinano e Galli mette in campo tutta la sua arroganza e protervia negando spazi di democrazia nel nostro comune, anche se gli eventi riguardano temi nazionali. - dichiara Benedetto Paris consigliere comunale nel gruppo Cambiare e Vivere Labico – Ormai non sappiamo più cosa non aspettarci da un amministratore come Galli: non conosce il concetto di democrazia, non capisce che la ricchezza di una realtà sociale dipende anche dalla vivacità dei suoi attori politici e delle sue associazioni. Galli invece fa di tutto per bloccare ciò che non controlla, come con la del. 95 con cui si impedisce alle associazioni di usare gli spazi comunali e le vie del centro storico del paese, salvo le deroghe che lui, o per lui il sindaco, decidono di elargire, non come diritto ma come concessione che il sovrano Galli fa alla cittadinanza. Non ne possiamo più di dover sottostare a questa politica di livello così basso e con noi, siamo sicuri, tantissimi cittadini che il prossimo anno faranno scendere le scale di Via Matteotti a Galli e la sua cricca

20 dicembre 2010
RABBIA, LAVORO, FUTURO, RAPPRESENTANZA, CREDIBILITA'

“Tre ragazze si incontrano in un supermercato. Una è laureata in medicina, una in cooperazione allo sviluppo, una in antropologia. Cosa hanno in comune? Tutte e tre stanno lavorando come promoter di prodotti per la casa/alimentari in un grande supermercato di Roma.”

Basta questo per far capire da dove scaturisce la rabbia esplosa in questi giorni a Roma e in tutta Italia. Una generazione che non vede davanti a sé un futuro, che ha seguito il mantra “studia e avrai un lavoro più qualificato degli altri”, sacrifica il tuo tempo  libero e finiti gli studi sarà più facile che ti si aprano le porte del lavoro. E invece no. Invece la laurea diventa la fine di un percorso chiaro e conosciuto e allo stesso tempo la porta di un sentiero ad ostacoli, non delineato, alla ricerca della realizzazione personale, un sentiero irto non solo di ostacoli, ma soprattutto di delusioni, mancato riconoscimento delle proprie qualità.

In un intervento due anni fa all’assemblea nazionale dei Giovani Democratici a Milano, nel gruppo di lavoro sul lavoro, incentrai il mio intervento proprio su questo tema: quale sistema economico/industriale/occupazionale stiamo costruendo? Stiamo creando quei posti di lavoro qualificati per le generazioni qualificate che escono dall’università? No, per cui attenzione, perché il rischio è il ritorno alla dispersione scolastica dovuta alle delusioni di chi studia ma rimane a piedi nel mondo del lavoro, oltre alla creazione di intere generazioni di delusi, arrabbiati, e/disoccupati.

E’ questo mancato riconoscimento sociale del merito, del culo che ci si è fatti per venti anni, delle proprie capacità, è questo che oggi scatena la rabbia di ventenni e trentenni. La riforma gelmini, con i suoi tagli, con il precariato istituzionalizzato nella ricerca, non è che il simbolo e, in qualche modo, la conferma di una società che non investe su te che hai investito il tuo tempo, la tua vita, il capitale della tua famiglia (se sei fuori sede) nella formazione, è la conferma di un futuro che non migliora, che rimane precario.

A tutto questo si somma la precarietà. Ieri riflettevo sull’assurdità che responsabilmente oggi pochissimi ragazzi under 30 possono permettersi non il mutuo di una casa o una macchina, ma neanche il più leggero credito a consumo: come rischiare di comprare a rate qualcosa se non ho la certezza di poterne pagare la settima o la quarta perché mi scade il contratto?

A questi due grandi temi il Pd deve dare risposte chiare, di sistema, perché questa, insieme al nuovo contratto nazionale e alla vicenda Fiat, è il tema chiave dei prossimi 5/10 anni. E’ una questione radicale, alla base di tutto il resto: precarietà significa costi sociali, riduzione dei consumi, nuovi servizi necessari da parte dei comuni. Non è una cosa da poco, è una delle chiavi del futuro!
Nel mio piccolo, proprio in risposta a questo mancato riconoscimento ho proposto (ed è stato approvato) l’emendamento al bilancio 2008 per le borse di studio ai più meritevoli: l’idea era ed è quella di un riconoscimento istituzionale e sociale (con una premiazione pubblica a inizio anno scolastico) di chi aveva dato e ottenuto il massimo, oltre le necessità economiche,  era ed è quella di un incentivo a proseguire, a continuare ad investire su se stessi, sulle proprie conoscenze. Una piccola cosa (ci costa 3.000 euro l’anno) ma che ha un senso sociale forte.

A questi temi si sta aggiungendo un altro grande problema: la rappresentanza. Questa è una generazione che non si sente rappresentata. Il mancato riconoscimento sociale ha come effetto anche una sfiducia generalizzata e, quindi,  la sfiducia in un sistema politico/istituzionale che basa il suo funzionamento sulla rappresentanza. Ecco perché scatta la rabbia, che degenera a volte in inaccettabile e ingiustificabile violenza (cmq avvenuto rarissimamente!): non sentendosi rappresentati dalla politica, dai partiti, dalle associazioni studentesche, dal sindacato, scatta il meccanismo del “faccio da solo”, rabbioso da una parte, ma anche partecipativo. Si vuole decidere direttamente. La migliore risposta che la politica può dare a questo senso di solitudine sociale e politica è la partecipazione: gli strumenti partecipativi nella politica locale, così come le primarie per le grandi scelte della politica. Il Pd questo l’ha capito per primo. Rinunciare all’offerta di questa possibilità di “contare”, di decidere senza filtri, di autodeterminarsi, è il più grande errore che il Pd può fare.

 Infine, non bastano le primarie o i bilanci partecipati: serve la credibilità di un partito, dei suoi dirigenti, dei suoi amministratori. Serve il rigore del codice etico, la coerenza tra programmi e attività politica e amministrativa. A livello nazionale è difficile, a livello locale, con i prossimi 43 comuni al voto, è possibile.
 




permalink | inviato da benedettoparis il 20/12/2010 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

1 dicembre 2010
Il mio congresso. Il Pd che c’è, lavora e rinnova, ma non si vede in tv

Anche quest’anno, come spesso negli ultimi 7, ho girato il territorio facendo il garante o il rappresentante di lista nei congressi del Partito Democratico. Un’esperienza unica, rigeneratrice, tra grandi congressi, carichi di tensione, e piccoli circoli dove la permanenza del circolo è già un successo. E’ una bella esperienza, sempre, perché permette di uscire dalle puzzolenti stanze del Provinciale per immergersi nel partito quotidiano, perché fa conoscere tutte le sfumature di questo partito, della nostra Provincia, e ogni volta lascia qualcosa.

 

Innanzitutto l’orgoglio, quello di essere iscritto e militante di questo partito, il Pd. Perché è l’unico partito, l’unico luogo politico che in Provincia di Roma fa 125 circoli, in cui circa 15.000 (quindicimila!!!) persone in due settimane hanno scelto un segretario di circolo, dei loro rappresentanti per la gestione del circolo, dei loro rappresentanti al livello provinciale e, spesso, hanno affrontato vere discussioni politiche, non solo prassi burocratiche.

 

E questo è diverso circolo per circolo. E’ stato bello vedere a Segni, dopo due anni di lunghi coltelli, sentire gli iscritti CHIEDERE l’accelerazione delle prassi burocratiche per aprire il dibattito, oppure stare 30 minuti a Genazzano a sentire una relazione del segretario a presentare il suo documento politico, oppure fuori dai formalismi vedere la passione di un segretario che cerca di dare nuova linfa al suo circolo, leggere nei suoi stessi occhi la passione che metteva in quelle sue considerazioni, circostanziate o meno, come è successo ad Affile. Avvolte invece ci sono state contese nascoste e vecchie ruggini, come a Magliano Romano, perché il nostro è un grande partito e alcune realtà cristallizzate solo con un vero rinnovamento riusciranno ad essere superate.

 

Rinnovamento che è stata una delle caratteristiche principali di questo mio congresso. Che soddisfazione sapere di Matteo Casali, a 23 anni, nuovo segretario del partito di Cave, oppure di Marco Lucci a Pavona, per non parlare di Simone Carrarini a San Vito Romano, oppure vedere la soddisfazione di tutto il circolo di Castel San Pietro nel passare la mano da una donna ad un ragazzo di 26 anni come Damiano Consoli.  A questi si aggiungono le tante situazioni (Segni, Gavignano, Artena, Agosta, San Cesareo, Montelanico, Carpineto e tanti altri) dove sono under 30 i protagonisti delle scelte, gli attori principali. Ragazzi e ragazze (Gabriella Federici a Rocca di Cave, anche Vice Sindaco) che non vivono di nostalgie, che non devono mantenersi postazioni politiche e lavorative già ottenute, ma vivono della voglia di far essere grande questo partito, con una spinta, un’ambizione che oggi tanti segretari over quaranta non hanno più. Sarebbe bello ch e fosse quetso il partito di cui si parla in tv, che qualche giornalista mettesse l’attenzione in quetso e non nelle discussioni interne con il solo obiettivo di far emergere strumentalmente il dibattito interno.

 

Quello che è mancato nei circoli, unica pecca, è stato un vero dibattito sulla nostra provincia, sul rapporto tra Roma e la sua cintura, sullo sviluppo del nostro territorio. Tutti però hanno posto l’accento sulla necessità di sviluppare un più forte collegamento orizzontale, tra circoli, per territori, all’interno della nostra organizzazione. Sarà compito del nuovo provinciale lavorare su questo, unire la Provincia, rendere protagonisti i circoli dello sviluppo del loro territorio, per aree omogenee, dar vita ad un dibattito e ad una proposta vera sullo sviluppo della nostra provincia, sulla NOSTRA idea di Città Metropolitana.

 

A tutti loro, a tutti i democratici di Magliano Romano, Affile, Castel San Pietro, Rocca di Cave, Segni e Genazzano va un grazie per l’ennesima occasione di crescita avuta. Sono loro che possono fare grande quetso partito.


22 novembre 2010
RILANCIAMO IL NOSTRO PROGETTO LABICO

Da almeno un anno dico che Cambiare e VIvere Labico deve iniziare a costruire una maggioranza e indicare 5 priorità/slogan rafforzando il suo profilo propositivo. Oggi il Partito Democratico ha fatto il suo passo e chiesto l'avvio di una fase di eleaborazione programmatica di tutto il gruppo. Questa è la sintesi del documento politico programmatico approvato sabato 20 novembre dal congresso del Pd di Labico, una serie di spunti programmatici messi a servizio del gruppo "Cambiare e Vivere Labico" .

 

Labico, una città Giardino con vocazione agrituristica, con cui si chiede la revisione della variante al PRG ora in Regione e si propone l’agriturismo e la filiera commerciale e agricola dei prodotti tipici come vocazioni economiche del comune casilino;

 

Fare comunità, ovvero recuperare la storia e i luoghi storici di Labico per creare una nuova identità della comunità labicana così cambiata e cresciuta in questi anni. In particolare viene lanciato il progetto di riqualificazione e area pic nic in via della fontana e del percorso delle fonti, così come la trasformazione dei giardini di Villa Giuliani in un “salotto all’aperto, sutura tra vecchia e nuova labico”, senza dimenticare la necessità della soluzione del problema parcheggi a corso garibaldi;

 

Ripartiamo dal futuro, ovvero dai più piccoli, considerando che Labico ha il 17% dei suoi abitanti sotto i 14 anni, con la proposta prioritaria di un nuovo plesso scolastico elementari e scuole medie inferiori, spostando l’attuale scuola dell’infanzia nei plessi della scuola elementare, destinando le strutte dell’infanzia ad asilo nido e ad attività culturali e sociali nel plesso di via ficoroni, ridisegnando la mappa dei servizi e della scuola.

 

Servizi del XXI sec. per i Labicani del XXI sec., ponendo al centro della proposta del Pd di Labico un’azione di territorio per la metropolitana leggera e il servizio di Trasporto Pubblico Locale e un’azione comunale per la sicurezza stradale dei nuovi quartieri ed il recupero e la realizzazione di parchi attrezzati per i più piccoli e per la socializzazione tra i nuovi Labicani, aggiungendo anche la necessità di una maggiore informatizzazione dei servizi comunali attraverso il sito internet, coniugando così esigenze amministrative e orari lavorativi dei pendolari labicani;

 

Colle Spina, Comune di Labico, perché le necessità dei cittadini di Colle Spina sono di competenza del Comune e non del Consorzio, per cui serve un impegno di tutti, specialmente per i servizi quotidiani dalle attività commerciali ai servizi comunali, dagli spazi di verde fino ad aree sportive. Inoltre per il Pd di Labico Colle Spina può essere un’ottima zona per sperimentare una diffusione capillare del compostaggio e delle isole ecologiche, riducendo così il conferimento in discarica del comune.


1 agosto 2010
Sacriario di Colleferro: non dimentichiamo i morti sul lavoro!

La notizia della prossima rimozione del Sacrario dei Caduti del ’38 di Colleferro, deve essere considerata una vera e propria sconfitta sociale. Quel monumento, ricordo di un avvenimento tragico per la città, testimonianza del sacrificio di centinaia e centinaia di lavoratori morti sul lavoro con lo scoppio del 1938, viene smantellato di fronte all’impotenza del del Sindaco.
I meri interessi economici e di “valorizzazione” vengono messi davanti al dolore, al rispetto, alla memoria dei tragici avvenimenti che nel sacrario trovano la loro rappresentazione fisica e che, con il sacrario, impongono ogni anno una riflessione sul dramma delle morti bianche.

E’ un atto di responsabilità la lotta contro il duro fenomeno delle morti bianche, un fenomeno che nutre ogni anno un numero spaventoso di vittime. Insomma, un Paese, il nostro, in cui si muore più per lavoro che per droga. E la cosa più drammatica è che le morti sui luoghi di lavoro non sono incidenti: dipendono piuttosto dall' avidità di chi rifiuta di rispettare le norme sulla sicurezza per una maggiore produttività o per non fare troppe spese. In un momento di così grande difficoltà economica, che la crisi internazionale ha acuito, in una situazione di precarietà che in Italia si viveva da anni, (checchè ne dicesse il governo), si deve mantenere alta l’attenzione proprio su questi temi, così come l’attenzione verso il principio dell’intangibilità di alcuni diritti fondamentali, come quello al lavoro e alla sua sicurezza, che da anni subiscono, invece, un indebolimento sostanziale.

Il sensibilizzare la comunità su questi temi parte proprio da risolute azioni a difesa di monumenti così pregni di valore e significato. In questo modo si mantiene memoria ma soprattutto, la si consegna, alle nuove generazioni.

Silvia Carocci resp. Lavoro Giovani Democratici, Provincia di Roma
Benedetto Paris, Vice Segretario Giovani Democratici Provincia di Roma


15 giugno 2010
FESTA DEMOCRATICA LABICO: ESTRAZIONE PREMI SOTTOSCRIZIONE

Primo Premio:
Videocamera offerta da exper Colleferro biglietto n. 0132

Secondo Premio:
 Cena per 4 persone offerto da Hieronimus Capranica biglietto n. 0970

Terzo Premio:
Cena per 2 persone offerta da "Il Chicco d'uva" di Valmontone biglietto n. 0446

Quarto Premio:
Pizza per 2 persone offerta da "Pizzaria Birreria Guenda" biglietto n. 1759

Quinto Premio:
Smerigliatrice 115 - 500w offerta da "Ferramenta Macarra" biglietto n. 0984

Sesto Premio:
Portafoglio e Cinta in Pelle offerta da "Cartolibreria Paris Anna" biglietto n. 0408

Settimo Premio:
Cellulare Alcatel OT - 305 offerto da "Centro Telefonia Mobile" di Arianna Carrozza, Labico biglietto 0730

Ottavo Premio: Buona Spesa da 30 euro offerto da "Alimentari M&G" biglietto n. 0355

Per ritirare i premi contattare i numeri 3283088370 oppure 3474371463.




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15 giugno 2010
Pomigliano riguarda tutti noi

 La discussione sull’accorto tra Fiat e sindacati per il rilancio di Pomigliano D’Arco non è una mera questione sindacale, fatta di codici, sistemi organizzativi e calcoli economici. E’ una vera questione politica, anzi è La questione politica sul lavoro e sulla società che sempre più ci riguarderà in futuro.
Infatti per la prima volta non è una piccola azienda, ma la più grande azienda italiana a metterci davanti al paradigma della globalizzazione: più o meno diritti in cambio di più o meno lavoro, oppure, come preferisco io, accettare una competizione a ribasso dei diritti in Europa o chiedere più diritti nel mondo.

La Fiat per la prima volta non chiede nulla al governo, come multinazionale parla direttamente con la parte più debole (i lavoratori) e gli dice: accettate le mie condizioni oppure me ne ritorno in Polonia, Iran, Argentina, Brasile, Cina, India, Slovacchia, Serbia ecc ecc Non gli interessa la “Fabbrica Italia” che tanto era stata decantata. Gli interessa come marchio, a condizione delle sue condizioni, ovvero investo in Italia ma non mi interessa di tenere in piedi un modello sociale e giuslavoristico di valore europeo.
Infatti la Fiat, oltre a turni e orari molto duri (che la CGIL è disposta ad accettare), chiede anche di ridurre i diritti individuali sanciti dallo statuto dei lavoratori e dalla costituzione come quelli della partecipazione politica dei lavoratori (permessi per rappresentanti di lista, permessi politici e sindacali), della malattia e dello sciopero. Cisl e Uil hanno scelto di accettare, ma questo significa un allargamento a macchia d’olio in tutto il paese di questo tipo di accordi. Le premesse erano nell’accordo sulla nuova contrattazione nazionale (sempre firmata dai due sindacati) che permette di derogare al contratto nazionale, ma oggi è la prima volta che questa deroga viene chiesta (e accordata dai due sindacati “flessibili”) sui diritti dei lavoratori.

A questo si aggiunge la volontà di Tremonti e Berlusconi di rivedere l’art. 41 della cost. quello che sancisce la libertà dell’iniziativa privata in economia, ma la limita di fronte alla dignità umana e all’utilità sociale. La destra ha già scelto: la globalizzazione come occasione per sciogliere lacci e lacciuoli che però garantiscono crescita sociale oltre che economica. Il Pd? Stefano Fassina (resp. Lavoro e economia) ha messo in guardia la Fiat rispetto ai punti contestati, ma manca la percettibilità di una chiara scelta di campo, per alzare i livelli dei diritti in tutto il mondo, per una concorrenza fatta sulla qualità e l’ingegno e non sulla pelle dei lavoratori. Gridiamolo forte!


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20 maggio 2010
Statuto dei lavoratori, un anniversario per pochi.

 Oggi ricorrono i 40 anni dello Statuto dei Lavoratori, una delle più grandi conquiste legislative per la sinistra, il sindacato e quella che allora era a tutti gli effetti la classe operaia. Finalmente una ordinata serie di diritti e doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro che mettevano il lavoratore fuori dal rischio ricatto e controllo. Nel sistema degli anni 70 lo Statuto riguardava la stragrande maggioranza dei cittadini e giustamente teneva conto della differenza del sistema produttivo e delle sue necessità: da una parte la grande industria, il sistema fordista di produzione, stabile e ripetitivo, dall’altra la piccola impresa, più “artigianale”, con necessità di maggiore flessibilità e allo stesso tempo di impatto minore nella realtà economica e sindacale italiana.
Cosa rimane oggi di quella conquista? La sensazione che quei diritti conquistati con anni di lotte sindacali e politiche stano diventati sempre più privilegi di pochi. Da una parte la fine della grande industria (privata e di stato) e la proliferazione delle piccole e medie imprese, dall’altra la nascita dei contratti atipici e delle collaborazioni, la forte riduzione (la fine in prospettiva?) del lavoro dipendente. Per questi lavoratori lo statuto dei lavoratori è quasi un miraggio: non c’è tutela dal licenziamento (art.18), non ci sono molte delle tutele previste dallo statuto. Per i lavoratori atipici anche i contratti nazionali di riferimento spesso sono mere parole sulla carta: quando sei un “collaboratore”, quando hai un contratto di 4 mesi, non puoi permetterti di pretendere malattia, maternità, ferie, permessi. Tutto dipende dal tuo capo, dal rapporto che hai con lui. Nulla ti tutela. Non solo. I lavoratori atipici sono stati i primi ad essere attaccati dalla crisi, i primi a saltare, la prima forma di “difesa” degli imprenditori in difficoltà, senza tutele, senza ammortizzatori, dall’oggi al domani fuori, senza reddito, ma con i mutui che il consumismo imperante ci convince ad aprire per le spese che ci convincono essere impellenti oppure per avere semplici diritti come una cura o una casa. Per questi lavoratori l’anniversario di oggi non esiste, è teoria, la loro pratica si chiama precarietà economica e sociale.
In questi giorni il Pd ha proposto di intervenire principalmente sul costo del lavoro, diminuendo quello stabile e aumentando quello precario, insomma incentivando il fisso rispetto all’atipico. Basta? In questo contesto economico e dell’organizzazione della produzione (buon Marx) basta il mero disincentivo? A me sembra che così non si risolva il problema dei diritti, quei lavoratori il cui “capo” accetta di pagare di più rimarranno sempre senza alcuni diritti fondamentali, senza lo Statuto dei Lavoratori.


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19 maggio 2010
GENOVA, LA SENTENZA COME UN FULMINE. RICARDARE E RECUPERARE

 La sentenza di condanna degli agenti della polizia sulle violenze di genova è un vero fulmine a ciel sereno. Come un fulmine squarcia il buio che sempre più stava ingoblando fatti e responsabilità delle violenze eseguite dallo stato a Genova contro chi manifestava,  contro chi si faceva portatore di un altro pensiero.  Finalmente lo Stato fa un servizio a se stesso, ridà credibilità alle nostre istituzioni, ricorda i fatti, assegna precise responsabilità e colpisce chi, anche se aveva il “manganello” dalla parte del manico, ha compiuto atti così gravi colpendo un vero e proprio golpe, facendo saltare tutti i limiti posti alle forze dell’ordine in uno stato democratico. Genova quei giorni è stata un buco nero della nostra democrazia. Con forza come Giovani Democratici (Fausto aiutaci tu! Parla, di qualcosa, di sinistra magari!) dobbiamo chiedere la piena applicazione della sentenza appena convalidata dalla Cassazione e soprattutto dobbiamo chiedere che si faccia chiarezza su quanto avvenuto quel luglio del 2001, su chi ha convalidato quelle azioni, su chi l’ha fatto politicamente (scusate sbaglio o c’era il camerata Fini in sala controlli?), su chi ha coperto poi quelle azioni. Lo dobbiamo fare per Carlo Giuliani che lì c’è morto, per tutti quelli che con idee di pace erano in piazza, per le mani bianche alzate in cielo e poi abbassate a difendersi dai manganelli piovuti dagli “angeli blu” della polizia, per la stessa Polizia e lo stesso stato italiano, perché chi è stato responsabile di tutto questo ha leso soprattutto l’onore dello stato e della Polizia, ha offeso tutti i poliziotti che con onestà fanno il loro lavoro. Lo dobbiamo fare per noi perché non possiamo mancare in una battaglia di democrazia!
Ma questa sentenza non ci ridà solo i responsabili e la giustizia. E’ un fulmine perché come un fulmine può farci recuperare e illuminare quello di positivo che è stato Genova. Io non c’ero. E’ stata l’unica manifestazione di quel 2001 che ho saltato, per divieto (comprensibile a 17 anni) dei genitori. Ma c’ero con la testa, c’ero con la passione. Per me come per tanti altri Genova è stato l’apice di un percorso di approfondimento, di occhi alzati dai piedi all’universo mondo intorno a noi, di responsabilità mondiale. Con quel movimento, con quei movimenti, siamo tutti cresciuti politicamente e umanamente. Concetti per prima volta enunciati con forza in quei tre anni (2000 2001 e 2002 con il Forum europeo di Firenze) oggi si sono imposti, idee lanciate allora oggi sono state prese in considerazione per risolvere la crisi finanziaria (ricordate la Tobin Tax?). Temi e problemi sollevati allora, oggi sono imposti dalla realtà dei fatti e nessuno li negherebbe.
Allora come Sinistra Giovanile mancammo da Genova, fermati dal timore degli scontri grazie alle informative del servizio sicurezza del partito. C’era il nostro segretario Stefano Fancelli. Subito dopo ci fummo tutti e facemmo la nostra parte nel 2002 a Firenze al Forum Sociale Europeo. Siamo stati in quel dibattito, ci siamo arricchiti. Oggi invece abbiamo perso totalmente il contatto con i movimenti, con quel mondo, sicuramente più a sinistra di noi più radicale spesso estremista, che pone però temi che non possono non chiamarci a una riflessione. La marcia della Pace, proprio in quegli anni al massimo della partecipazione fino al 2003, quest’anno è tornata alla ribalta, come da tempo non accadeva. L’ha fatto tornando a parlare con forza di quei temi: un’altra cultura politica per battere la destra, beni comuni (a proposito: che fine ha fatto l’odg sull’acqua approvato in direzione? Perché nonv iene pubblicato sul sito? Come si fa ad averlo?), pace, lotta al precariato e sostenibilità economica e ambientale.  Cosa facciamo noi come Giovani Democratici davanti a questi temi? Vogliamo recuperare alcuni di quei temi, rianalizzarli, rielaborarli, rifarne una parte fondamentale del nostro dna politico? Il prossimo anno saranno 10 anni da Genova. Vogliamo cogliere l’occasione per ricordare Genova, per ridare verità sugli scontri ma soprattutto per riprendere a discutere in questa organizzazione dei temi fondamentali che ancora oggi pone quel movimento e che noi invece abbiamo abbandonato? Perché non programmare un seminario specifico per il prossimo anno tutto teso a questa riflessione, magari chiedendo ospitalità proprio a chi ci rappresenta in quella città?


28 aprile 2010
APPELLO GIOVANI AMMINISTRATORI PD PER REFERENDUM SULL'ACQUA

La scorsa settimana èpartita la raccolta delle firme per promuovere tre referendum abrogativirelativamente al tema della privatizzazione del sistema idrico.

Il 19 novembre 2009 infattiil governo, tramite il noto Decreto Ronchi, ha reso obbligatorio il ricorso agara pubblica per la gestione dei servizi pubblici, tra i quali rientraovviamente l’acqua. L’unica alternativa possibile al totale affidamento aprivati è il ricorso a società per azioni “miste”tra pubblico e privato, madove la legge prevede un 30% di  tettomassimo di proprietà pubblica nel capitale delle suddette società da attuareentro dicembre 2015. Questo significa assoggettare l’interesse dei cittadini aquello dei soggetti privati con il rischio di far venir meno la garanzia deldiritto all’accesso all’acqua.

Il primo quesito si ponel’obiettivo di abrogare la norma che prevede come modalità ordinari di gestionedel servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara ol’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno dellequali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40&

Il secondo ed il terzoquesito puntano alla ripubblicizzazione dell’acqua e ad eliminarne i profittidalla eventuale gestione.

Come Giovani amministratoridel Partito Democratico sentiamo forte la necessità di mobilitarci nellacampagna referendaria alla luce della centralità del diritto che viene colpitodall’attuazione del Decreto Ronchi.
Questa voltasono in gioco la tutela di diritti umani ed universali: come giovani impegnatinel PD dobbiamo avere il coraggio di uscire allo scoperto, ma anzi divienefondamentale valorizzarne la capacità di mobilitare la cittadinanza, di farcrescere un sano spirito di civismo relativamente ad un tema decisivo per le prossimegenerazioni.

L’obiettivo che si proponeil referendum risiede proprio nell’affermazione di due basilari principi: quellodi considerare l’acqua come un bene comune da garantire a tutti i cittadini e quellodi impedire la speculazione sulla gestione dei servizi idrici nel nome diun’ottica privatistica troppo spesso lontana dai principi di efficienza etrasparenza che la dovrebbero caratterizzare. 
Serve una nuova visione che punti ad affermare ilcontrollo pubblico sulla gestione del sistema idrico che metta al centroun’impostazione partecipata frutto di un lavoro sinergico tra Stato amministrazionelocale e cittadino. 

Per questo come amministratoridei Giovani Democratici e del Partito Democratico ci impegneremo in questabattaglia promuovendo dibattiti, incontri e partecipando alla raccolta dellefirme.

 

Francesco Scoppola                                                   ConsigliereXX Municipio

Benedetto Paris                                                          ConsigliereComune di Labico

Marco Guglielmo                                                        CoordinatorePd Provincia di Roma

                                                                                  ConsigliereComune di Albano Laziale

 

Alessandro Mezzetti                                                    AssessoreProvincia di Rieti

Mauro Alessandri                                                       SindacoComune di Monterotondo (RM)

Daniele Raimondi                                                        SindacoComune di Marcetelli (RI)

Riccardo Varone                                                        AssessoreComune di Monterotondo

Ilaria Signoriello                                                          PresidenteConsiglio Comune di Lanuvio

Elisa Paris                                                                   ConsigliereMunicipio XX

Daniele Torquati                                                         ConsigliereMunicipio XX

Andrea Alemanni                                                        ConsigliereMunicipio III

Valerio Barletta                                                           ConsigliereMunicipio XIX

Michela De Biase                                                        ConsigliereMunicipio VII

Francesco Ferri                                                          ConsigliereComune di Montecompatri

Chiara Cacciotti                                                          ConsigliereComune di Carpineto Romano

Noemi Campagna                                                       ConsigliereComune di Carpineto Romano

Daniele Calvano                                                          ConsigliereComune di Carpineto Romano

Alessio Nunnari                                                          ConsigliereComune di Gavignano

Jara Viglietti                                                                AssessoreComune di Lanuvio

Tiziano Nutile                                                              ConsigliereComune di Castel Gandolfo

Cristina Ruggiero                                                        ConsigliereComune di Palombara Sabina

Marianna Valenti                                                         ConsigliereComune di Monterotondo

Emanuele Siciliano                                                      ConsigliereComune di Monterotondo

Andrea Zonetti                                                            ConsigliereComune di Ladispoli

Daniele Eusepi                                                          ConsigliereComune di Agosta


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permalink | inviato da benedettoparis il 28/4/2010 alle 20:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 aprile 2010
Il mio 25 aprile e la manifestazione del 7 maggio

Non ce l'ho fatta...ieri a partecipare alla manifestazione per il 25 aprile a Labico non ce l'ho proprio fatta. Il motivo? Per la prima volta l'amministrazione ha organizzato la commemorazione (cosa buona e giusta), ma quando ho visto l'invito firmato dal Sindaco e dal consigliere Delle Cese...bhè m'è sembrata quasi una provocazione. Perché? Perché solo qualche giorno prima in commissione bilancio lo stesso Delle Cese affermava la sua volontà di far intitolare una strada a Benito Mussolini a Labico e la sua convinzione che ce ne dovrebbe essere una in ogni città d'Italia....insomma davanti a quel foglietto della convocazione visto a mezzanotte di sabato ho pensato di di approfittare dell'alternativa: il 25 aprile a Porta S. Paolo!

Sono arrivato poco dopo l'aggressione alla Polverini con la rabbia in corpo perché avevo sentito alla radio quello che stava succedendo...come al solito sono bastati pochi per rovinare una festa, ma per fortuna la migliore sintesi e risposta l'ha data Alfredo dell'ANPI dal palco: "ma che cazzo di antifascisti siete?". Si perché se non si parte dalla comprensione che il messaggio del 25 aprile è quello della lotta contro il fascismo in quanto lotta per libertà e democrazia e non solo antifascista, allora non si capisce il senso dello stare lì, del ricordare la liberazione, che è appunto non solo liberazione da un regime fascista, ma dal Regime, da una condizione di soppressi, di terrorizzati, di sottomessi. E allora la risposta vera è la democrazia e, come ha detto Alfredo, non permettendo un intervento, vietando la parola sono iniziati i regimi come quello fascista...non possono essere gli antifascisti a replicare quegli errori.

Però...c'è un però: è giusto contestare (contestare non aggredire!) la Polverini, quella Polverini così ben accolta da Casa Pound, che sotto casa pound è andata a prendersi gli applausi, che l'ha cercati quegli applausi e che ancora nulla dice copntro la pericolosissima manifestazione che si terrà a Roma il 7 maggio con i giovani fascistelli di blocco studentesco e casa pound che sfileranno da tutta Italia da P.za della Repubblica a P.za Venezia. Ecco, l'unico divieto ammissibile è quello contro chi non rinnega il fascismo, contro chi ancora lo esalta o esalta quei principi e valori, contro chi oggi, non ieri, ogggi attacca quei ragazzi di sinistra che fanno attività nelle università, che hanno mandato in un anno una decina di ragazzi all'ospedale, che fanno le ronde notturne alle università per non permettere l'affissione di manifesti delle altre organizzazioni in vista delle elezioni. Non possiamo permetterlo, il Comune e la Regione non devono permetterlo!


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