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il blog di Benedetto Paris

21 febbraio 2012
REGIONE, PONZO (PD): FARE SUBITO CHIAREZZA SU CASSAINTEGRATI ANTONELLI GROUP

REGIONE, PONZO (PD): FARE SUBITO CHIAREZZA SU CASSAINTEGRATI ANTONELLI GROUP

“Le modalità della cassa integrazione adottata dalla Antonelli Group di Labico finanziata con fondi regionali ha troppe ombre. Per questo motivo ho presentato questa mattina un’interrogazione alla presidente Polverini e all’assessore al lavoro della Regione Lazio per fare piena luce sui 35 dipendenti messi in mobilità dall’azienda ” E’ quanto dichiara Carlo Ponzo, consigliere del Pd alla Regione Lazio e Presidente del Co.re.co.co “Per loro – continua Ponzo – è stata utilizzata la cassa integrazione con fondi messi a disposizione dalla Regione Lazio. Ma questa è partita solo per 8 dipendenti, i più sindacalizzati, per un intero anno senza alcuna rotazione. E non è il primo caso: già nel luglio 2011 la Antonelli Group è stata condannata per attività antisindacale, oggi segnalano che numerose volte l’attività lavorativa dell’azienda continua anche nei giorni festivi mentre è in corso la cassa integrazione. E’ bene –conclude Ponzo – che sia fatta subito chiarezza. Perché in questa vicenda non si stanno colpendo dei numeri ma delle famiglie”.


Benedetto PARIS (Cambiare e Vivere Labico):

Ancora una volta esprimo la mia vicinanza politica e umana ai lavoratori della Antonelli Group Srl che sono in cassaintegrazione dal maggio 2011. Per un anno abbiamo chiesto che fosse applicata la rotazione nell’applicazione della cassa integrazione della Antonelli, come del resto previsto nell’accordo firmato presso la regione. Allo stesso tempo abbiamo chiesto un intervento da parte dell’Amministrazione Giordani – Galli e invece nulla è arrivato a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie. Ringrazio l’On. Ponzo che così ha dato voce e forza alla loro battaglia per capire quanto sia regolare e corretta l’azione dell’Antonelli.


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10 febbraio 2012
Non serve il lincenziamento per essere discriminati. Succede a Labico.

In questi giorni in ognitrasmissione si parla di art.18, di discriminazioni sul posto dilavoro, di protezione dai licenziamenti ingiusti, dando voce a tanticasi eclatanti. Non serve andare lontano per conoscere questesituazioni, tanto meno bisogna arrivare al licenziamento.

Infatti, basta stare quia Labico. Un anno fa l'Antonelli Group tutto insieme comunica ailavoratori l'avvio della procedura per la richiesta di mobilità per35 dipendenti su 80. Subito, sia come Cambiare e Vivere Labico siacome Pd attraverso i nostri rappsentanti in Regone (Carlo Ponzo) ealla Camera (Renzo Carella) abbaimo chiesto lumi e chiestoall'amministrazione di intervenire per fare in modo che la principaleattività produttiva del nostro paese non riducesse del 40% il suopeso occupazionale nel comune, specie in una crisi come quella cheviviamo dal 2008.

Solo dopo il passaggio inregione, sulla spinta della regione e della CGIL, la mobilità sitrasforma in Cassa Integrazione Straordinaria, prevedendo un anno dicassa per 24 lavoratori (pagata con i contributi regionali) motivatadalla minore necessità di addetti grazie a un intervento dimeccanizzazione della linea produttiva.

Così parte laCassaintegrazione che però riguarda solo 7 lavoratori, tra cui unodei due lavoratori iscritti alla CGIL che per primi hanno cercato disindacalizzare l'azienda labicana e che, nominati R.S.A., da subitohanno avuto ostacolata la loro attività, tanto da non vedersiriconosciuti come parte sindacale dalla società. Così a metàluglio l'Antonelli group viene condannata per attività antisindacalee obbligata a riconoscere le due R.S.A. della CGIL. 

Risultato? Inquattro e quattrotto vengono organizzate le elezioni per iRappresentanti Sindacali Unitari e, caso strano, i due CGIL prendonosolo 2 voti. Subito dopo arriva il primo rinnovo dellacassaintegrazione, confermata per tutti i sette, a cui si somma oraanche il secondo lavoratore della CGIL in fabbrica. Questi, salvo unaeccezione, sono stati finora rinnovati per altri tre trimestri, finoall'8 maggio, quando scadrà la cigs e l'azienda andrà verso lamobilità o la richiesta di rinnovo della cigs.

Come è possibile che idue cigiellini siano stati messi in cassaintegrazione per un annointero? Come è possibile che non sia stata applicata la rotazioneper la cigs? Perché di 24 che dovevano essere solo 8? E' stato fatto veramente l'intervento di meccanizzazione? Perché rimane la cassa questomentre c'è chi fa straordinari?

In questo anno e inparticolare nei due ultimi consigli comunali, abbiamo fatto appelliaffinché la società applicasse il normale principio della rotazione(che sta colpendo famiglie e non numer!) e affinchél'Amministrazione premesse a questo fine sulla società, ma invecenulla!

La discriminazionecontinua....


27 settembre 2011
CARELLA: "L'Antonelli fermi gli straordinari e richiami i lavoratori in cassaintegrazione!"
A sostegno dei lavoratori in Cassa integrazione della Antonelli Spa (la dolciaria di Labico) interviene l'On. Renzo Carella. “Ancora una volta vengono segnalate delle anomalie alla Antonelli spa. Benché ci sia una cassa integrazione straordinaria autorizzata per 24 persone, a causa di investimenti produttivi che avrebbero causato questi esuberi, 49 dipendenti su 80 fanno straordinario addirittura la domenica! In tutto questo in cassa integrazione straordinaria – spiega l’On. Renzo Carella (Pd) in una nota – sono solo 8 persone, molte unico reddito in famiglia, che sono state confermate anche nel secondo trimestre, senza applicare l’auspicabile e usuale rotazione tra i lavoratori. Non posso poi non rilevare come tra questi otto, caso strano, ci siano i due lavoratori indicati dalla CGIL come rappresentanza sindacale aziendale, incarico riconosciutogli in azienda solo dopo che la CGIL ha vinto la causa contro la Antonelli s.p.a. per condotta antisindacale. Quella nei confronti dei lavoratori iscritti alla CGIL sembra a tutti gli effetti una condotta vessatoria, che chiedo alla azienda di chiarire e cambiare quanto prima, rispettando quei lavoratori e applicando la rotazione nella cassa integrazione. Sempre che questa sia necessaria. In questo periodo di crisi la Regione e il Ministero non possono permettersi di spendere soldi della comunità per sostenere strumenti importanti come la cassa integrazione in casi dove non ce n’è bisogno, dove addirittura, come a Labico, metà dei dipendenti fa straordinario! In questa fase economica bisogna garantire il più possibile i livelli salariali ai lavoratori e la cassa integrazione straordinaria in deroga non può essere usata come strumento indiretto di riduzione dei costi della produzione. Prima di far fare gli straordinari si richiamino i lavoratori in cassa, gli si permetta di maturare un salario più dignitoso, per loro e per le loro famiglie!”

3 maggio 2011
GALLI E TUTTA LA GIUNTA LASCIANO SOLI I LAVORATORI DELL'ANTONELLI

PARIS: Galli e la Giunta scappano dalle loro responsabilità

Nel Consiglio Comunale di ieri, lunedì 2 maggio, Alfredo Galli e il resto della Giunta hanno assunto un comportamento di assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle 35 famiglie coinvolte nella vertenza della Antonelli Group s.r.l - è quanto dichiara Benedetto Paris, consigliere comunale di “Cambiare e Vivere Labico”, al termine del consiglio chiuso alle 15.30 dopo 6 ore di discussione per assenza del numero legale a causa dell'abbandono del consiglio da parte del Vice Sindaco Galli degli assessori e degli altri consiglieri di maggioranza e con due punti all'ordine del giorno ancora da discutere, tra cui la mozione presentata dal gruppo di minoranza sulla vertenza della Antonelli Group, maggiore azienda produttiva di Labico che ha avviato la procedura per la mobilità di 35 lavoratori su 80 dipendenti della società.

"E' vergognoso che davanti alla possibilità di perdita di lavoro per 35 lavoratori, la maggior parte unici stipendiati in famiglia, Alfredo Galli e gli altri assessori evitino la discussione e soprattutto l'impegno richiesto nella mozione, ovvero la richiesta della concessione della cassa integrazione e il ritiro della mobilità".

Del resto la mozione era arrivata in aula solo ieri, dopo due mesi dall'avvio della vertenza e dalla presentazione della nostra mozione consiliare, - denuncia Paris -  a dimostrazione del disinteresse o dell'”interesse” nella vicenda, ma mai mi sarei aspettato che, nel momento di discutere la mozione e le interrogazioni, tra cui quella sulle infrastrutture sul parco di Valmontone, chi rappresenta la nostra cittadinanza e quindi buona parte di quei lavoratori, si alzasse e se andasse senza proferire parola, facendo assomigliare i loro imprevisti o “la fame” dell'ass. Ricci ad una vera e propria fuga dalle loro responsabilità".

Non sono questi gli amministratori che Labico merita, non è questa politica che risolverà i problemi della nostra comunità in divenire. A Labico c'è sempre più bisogno di un vero cambiamento!


14 aprile 2011
Antonelli, lavorare per salvare tutti i posti di lavoro!

Lunedì c'è stato l'ultimo incontro tra le parti per trattativa sulla mobilità dei lavoratori della Antonelli Dolciarie, incontro chiuso senza un accordo tra impresa e sindacato. Ora la partita si sposta in Regione Lazio per accedere ai fondi per la cassaintegrazione.


Come letto in questi 50 giorni di trattativa, la Antonelli vuole fare investimenti sulla linea produttiva , robotizzarla, aumentarne la produttività, con annessa creazione di posti in esubero rispetto agli attuali dipendenti e secondo la società questo esubero sarebbe di 35 persone su 80, circa il 40%.

Questa evenienza sarebbe un duro colpo per i lavoratori dell'azienda: sono 35 persone, 35 famiglie, la maggior parte mono reddito, che vedrebbero drasticamente aprirsi le porte verso la disoccupazione. Molte sono famiglie di immigrati, ma non mancano gli italiani, tra cui chi è diventato labicano proprio perché lavora nell'azienda.

Come Gruppo Consiliare Cambiare e Vivere Labico abbiamo fatto la nostra parte: comunicati stampa, ma soprattutto al richiesta di una azione da parte dell'amministrazione, la costituzione di un tavolo di confronto tra le parti. Infatti, non si può stare a guardare un ridimensionamento occupazionale così forte come se nulla fosse. Non si può stare a guardare l'impoverimento che ne scaturisce. Non si può non domandarsi quale sia il futuro di questa azienda, la più grande nel territorio.

Siamo stati accusati già nella passata campagna elettorale di essere contro la società. Personalmente niente di più falso. Anzi, siamo stati noi a proporre lo spostamento dell'azienda nell'area artigianale prevista nel PRG (che ancora aspetta di essere discusso in regione), noi a proporre di unire prodotti locali e prodotti aziendali, creando una sinergia con il territorio. Non possiamo non sostenere una azienda che da sola contribuisce per 90.000 euro all'anno in I.C.I.

Ma questo non può significare non chiedere lumi sul futuro dell'area oggi occupata e trasformata con una osservazione al PRG in area commerciale (un centro commerciale al centro del paese?), e quale rapporto abbia con questo ridimensionamento. Non può non significare la richiesta da parte nostra all'azienda di scongiurare la mobilità e di chiedere invece la cassa integrazione per TUTTI i 35 lavoratori e poi verificare come riassorbirli, magari con una diversa organizzazione del lavoro accessorio interno alla fabbrica.

Nell'ultimo incontro la società ha fatto un passo in avanti prospettando la cassaintegrazione ma chiedendo da subito l'ok alla mobilità per 17 lavoratori. Io mi auguro che si possa raggiungere la cassaintegrazione per tutti e scongiurare, magari con una crescita in questo periodo delle commesse, la mobilità. In un periodo di crisi come questo non possiamo non lottare per salvare anche un solo posto di lavoro!


11 marzo 2011
LICENZIAMENTI ANTONELLI, CAMBIARE E VIVERE LABICO: IL COMUNE NON PUO' STARE A GUARDARE!

Il gruppo di opposizione lancia un grido di allarme a difesa dei lavoratori


Davanti ai licenziamenti della “Antonelli Group” il Comune di Labico non può stare a guardare. Per questo oggi abbiamo presentato una mozione consiliare e una richiesta di convocazione straordinaria della commissione consiliare competente per discutere del problema e sollecitare l'amministrazione ad una sua azione a difesa di lavoratori e sviluppo economico del territorio.


Il taglio di 35 dipendenti su 81 complessivi, circa il 40%, ci preoccupa innanzitutto per il destino di 35 famiglie in un contesto economico già difficile in Italia e nella nostra zona, ma anche per la salute dell'azienda, che è la più grande nel nostro piccolo comune e che vogliamo possa continuare a investire e produrre nel nostro territorio.


Non possiamo poi dimenticare l'osservazione, a cui la maggioranza ha dato parere favorevole, con cui verrebbe trafosrmata in area commerciale l'area degli stabilimenti, possibile “primo passo” per l'abbandono di Labico da parte dell'azienda.


Il Comune deve impegnarsi a fare tutto ciò che è in suo potere per sostenere la competitività dell'azienda e evitare la perdita netta e brutale del lavoro per i 35 addetti coinvolti. Per questo abbiamo chiesto la costituzione di un tavolo istituzionale di confronto presso la commissione competente.


I consiglieri del gruppo Cambiare e Vivere Labico


Tullio Berlenghi

Benedetto Paris

Danilo Giovannoli

Maurizio Spezzano

Nello Tulli


11 marzo 2011
MOZIONE CONSILIARE INVESTIMENTI PRODUTTIVI “ANTONELLI GROUP”
Il Consiglio Comunale

DATA la presenza nel nostro territorio dell'insediamento produttivo della “Antonelli Group”, importante produttrice nel settore dei prodotti di forno;

VISTO il parere favorevole dato in Consiglio Comunale dalla maggioranza all'osservazione alla Variante Generale al P.R.G. con cui verrebbe trasformata l'area produttiva degli stabilimenti dell'”Antonelli Group” in area commerciale;

CONSIDERATO che tale attività privata rappresenta oggi una delle più grandi, se non la più grande, industria presente nel nostro comune, occupando ad oggi 81 addetti;

DATA la crisi generale che ha colpito seriamente anche il nostro territorio, in particolar modo l'area del polo produttivo Anagni – Colleferro e che sta già comportando effetti negativi anche nel nostro Comune mettendo in difficoltà numerose famiglie;

VISTA la comunicazione agli organi di stampa fatta dal sindacato di categoria della CGIL in data 07/03/2011 circa l'avvio della procedura di mobilità per 35 addetti da parte della suddetta “Antonelli Group”, che comporterebbe chiari effetti negativi sotto il profilo occupazionale nel nostro territorio, con conseguenti effetti sociali ed economici disastrosi per le famiglie coinvolte;

TENUTO CONTO CHE la società motiva l'avvio della procedura con una fase di crisi della domanda e riduzione dei costi successiva a investimenti nelle linee di produzione che, alternativamente alla mobilità, l'azienda può avviare altre forme di riduzione dei costi che, però, salvaguardano i livelli salariali dei lavoratori, ma che sembra non siano stati presi in considerazione in questo caso;

RITENUTO CHE il Comune debba fare impegnarsi per evitare la riduzione dei livelli occupazionali nel nostro territorio, già gravato dalla crisi economica;

CONVINTI CHE l'eventuale ridimensionamento o cessazione dell'attività della “Antonelli Group” sarebbe una perdita gravissima per il nostro comune;

IMPEGNA

il Sindaco e la Giunta a farsi carico della problematica a difesa dei livelli occupazionali e della continuità dell'attività produttiva nel territorio labicano;
ad avviare un tavolo istituzionale di confronto tra le parti presso la commissione consiliare competente;

Si sottolinea l’urgenza della presente interrogazione e si chiede risposta al primo Consiglio Comunale utile con la contestuale iscrizione del punto all’odg.

Labico 11 marzo 2011                         
                                     
 I Consiglieri Comunali         
       
       Paris Benedetto  
       Berlenghi Tullio
       Giovannoli Danilo
      Spezzano Maurizio
       Tulli Nello    


19 febbraio 2011
PD LABICO: GALLI LABICO NON E' DI TUA PROPRIETA'!

Senza motivazioni galli nega la sala comunale e il pd annulla l'incontro sul lavoro

 

Il Partito Democratico di Labico ha dovuto annullare l'incontro con titolo “Quale lavoro dopo la crisi? Tra la crisi di Colleferro e le opportunità precarie di Valmontone” organizzata per sabato 19 febbraio a cui avrebbero partecipato il Sen. Achille Passoni, l'On. Renzo Carella, il capogruppo del Pd in Provincia di Roma Daniele Leodori e Marco Gulgielmo Vice segretario Provinciale.

 

“Con sconcerto abbiamo appreso della mancata autorizzazione all'uso di una delle sale comunali di Palazzo Giuliani, arrivata solamente il giorno prima dell'evento per una richiesta già effettuata in gennaio e poi ripetuta a inizio febbraio – dichiara Maurizio Picchio, coordinatore del circolo di Labico – e così abbiamo dovuto scusarci con tutti gli ospiti che da tempo avevamo impegnato per parlare di un problema concreto che interessa tutti i cittadini e che nulla ha a che fare con le questioni locali. Ciò che più di tutto ci irrita è la totale assenza di motivazioni, come se Galli potesse dare o non dare uno spazio pubblico a suo piacimento”

 

“Le elezioni si avvicinano e Galli mette in campo tutta la sua arroganza e protervia negando spazi di democrazia nel nostro comune, anche se gli eventi riguardano temi nazionali. - dichiara Benedetto Paris consigliere comunale nel gruppo Cambiare e Vivere Labico – Ormai non sappiamo più cosa non aspettarci da un amministratore come Galli: non conosce il concetto di democrazia, non capisce che la ricchezza di una realtà sociale dipende anche dalla vivacità dei suoi attori politici e delle sue associazioni. Galli invece fa di tutto per bloccare ciò che non controlla, come con la del. 95 con cui si impedisce alle associazioni di usare gli spazi comunali e le vie del centro storico del paese, salvo le deroghe che lui, o per lui il sindaco, decidono di elargire, non come diritto ma come concessione che il sovrano Galli fa alla cittadinanza. Non ne possiamo più di dover sottostare a questa politica di livello così basso e con noi, siamo sicuri, tantissimi cittadini che il prossimo anno faranno scendere le scale di Via Matteotti a Galli e la sua cricca

1 agosto 2010
Sacriario di Colleferro: non dimentichiamo i morti sul lavoro!

La notizia della prossima rimozione del Sacrario dei Caduti del ’38 di Colleferro, deve essere considerata una vera e propria sconfitta sociale. Quel monumento, ricordo di un avvenimento tragico per la città, testimonianza del sacrificio di centinaia e centinaia di lavoratori morti sul lavoro con lo scoppio del 1938, viene smantellato di fronte all’impotenza del del Sindaco.
I meri interessi economici e di “valorizzazione” vengono messi davanti al dolore, al rispetto, alla memoria dei tragici avvenimenti che nel sacrario trovano la loro rappresentazione fisica e che, con il sacrario, impongono ogni anno una riflessione sul dramma delle morti bianche.

E’ un atto di responsabilità la lotta contro il duro fenomeno delle morti bianche, un fenomeno che nutre ogni anno un numero spaventoso di vittime. Insomma, un Paese, il nostro, in cui si muore più per lavoro che per droga. E la cosa più drammatica è che le morti sui luoghi di lavoro non sono incidenti: dipendono piuttosto dall' avidità di chi rifiuta di rispettare le norme sulla sicurezza per una maggiore produttività o per non fare troppe spese. In un momento di così grande difficoltà economica, che la crisi internazionale ha acuito, in una situazione di precarietà che in Italia si viveva da anni, (checchè ne dicesse il governo), si deve mantenere alta l’attenzione proprio su questi temi, così come l’attenzione verso il principio dell’intangibilità di alcuni diritti fondamentali, come quello al lavoro e alla sua sicurezza, che da anni subiscono, invece, un indebolimento sostanziale.

Il sensibilizzare la comunità su questi temi parte proprio da risolute azioni a difesa di monumenti così pregni di valore e significato. In questo modo si mantiene memoria ma soprattutto, la si consegna, alle nuove generazioni.

Silvia Carocci resp. Lavoro Giovani Democratici, Provincia di Roma
Benedetto Paris, Vice Segretario Giovani Democratici Provincia di Roma


15 giugno 2010
Pomigliano riguarda tutti noi

 La discussione sull’accorto tra Fiat e sindacati per il rilancio di Pomigliano D’Arco non è una mera questione sindacale, fatta di codici, sistemi organizzativi e calcoli economici. E’ una vera questione politica, anzi è La questione politica sul lavoro e sulla società che sempre più ci riguarderà in futuro.
Infatti per la prima volta non è una piccola azienda, ma la più grande azienda italiana a metterci davanti al paradigma della globalizzazione: più o meno diritti in cambio di più o meno lavoro, oppure, come preferisco io, accettare una competizione a ribasso dei diritti in Europa o chiedere più diritti nel mondo.

La Fiat per la prima volta non chiede nulla al governo, come multinazionale parla direttamente con la parte più debole (i lavoratori) e gli dice: accettate le mie condizioni oppure me ne ritorno in Polonia, Iran, Argentina, Brasile, Cina, India, Slovacchia, Serbia ecc ecc Non gli interessa la “Fabbrica Italia” che tanto era stata decantata. Gli interessa come marchio, a condizione delle sue condizioni, ovvero investo in Italia ma non mi interessa di tenere in piedi un modello sociale e giuslavoristico di valore europeo.
Infatti la Fiat, oltre a turni e orari molto duri (che la CGIL è disposta ad accettare), chiede anche di ridurre i diritti individuali sanciti dallo statuto dei lavoratori e dalla costituzione come quelli della partecipazione politica dei lavoratori (permessi per rappresentanti di lista, permessi politici e sindacali), della malattia e dello sciopero. Cisl e Uil hanno scelto di accettare, ma questo significa un allargamento a macchia d’olio in tutto il paese di questo tipo di accordi. Le premesse erano nell’accordo sulla nuova contrattazione nazionale (sempre firmata dai due sindacati) che permette di derogare al contratto nazionale, ma oggi è la prima volta che questa deroga viene chiesta (e accordata dai due sindacati “flessibili”) sui diritti dei lavoratori.

A questo si aggiunge la volontà di Tremonti e Berlusconi di rivedere l’art. 41 della cost. quello che sancisce la libertà dell’iniziativa privata in economia, ma la limita di fronte alla dignità umana e all’utilità sociale. La destra ha già scelto: la globalizzazione come occasione per sciogliere lacci e lacciuoli che però garantiscono crescita sociale oltre che economica. Il Pd? Stefano Fassina (resp. Lavoro e economia) ha messo in guardia la Fiat rispetto ai punti contestati, ma manca la percettibilità di una chiara scelta di campo, per alzare i livelli dei diritti in tutto il mondo, per una concorrenza fatta sulla qualità e l’ingegno e non sulla pelle dei lavoratori. Gridiamolo forte!


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20 maggio 2010
Statuto dei lavoratori, un anniversario per pochi.

 Oggi ricorrono i 40 anni dello Statuto dei Lavoratori, una delle più grandi conquiste legislative per la sinistra, il sindacato e quella che allora era a tutti gli effetti la classe operaia. Finalmente una ordinata serie di diritti e doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro che mettevano il lavoratore fuori dal rischio ricatto e controllo. Nel sistema degli anni 70 lo Statuto riguardava la stragrande maggioranza dei cittadini e giustamente teneva conto della differenza del sistema produttivo e delle sue necessità: da una parte la grande industria, il sistema fordista di produzione, stabile e ripetitivo, dall’altra la piccola impresa, più “artigianale”, con necessità di maggiore flessibilità e allo stesso tempo di impatto minore nella realtà economica e sindacale italiana.
Cosa rimane oggi di quella conquista? La sensazione che quei diritti conquistati con anni di lotte sindacali e politiche stano diventati sempre più privilegi di pochi. Da una parte la fine della grande industria (privata e di stato) e la proliferazione delle piccole e medie imprese, dall’altra la nascita dei contratti atipici e delle collaborazioni, la forte riduzione (la fine in prospettiva?) del lavoro dipendente. Per questi lavoratori lo statuto dei lavoratori è quasi un miraggio: non c’è tutela dal licenziamento (art.18), non ci sono molte delle tutele previste dallo statuto. Per i lavoratori atipici anche i contratti nazionali di riferimento spesso sono mere parole sulla carta: quando sei un “collaboratore”, quando hai un contratto di 4 mesi, non puoi permetterti di pretendere malattia, maternità, ferie, permessi. Tutto dipende dal tuo capo, dal rapporto che hai con lui. Nulla ti tutela. Non solo. I lavoratori atipici sono stati i primi ad essere attaccati dalla crisi, i primi a saltare, la prima forma di “difesa” degli imprenditori in difficoltà, senza tutele, senza ammortizzatori, dall’oggi al domani fuori, senza reddito, ma con i mutui che il consumismo imperante ci convince ad aprire per le spese che ci convincono essere impellenti oppure per avere semplici diritti come una cura o una casa. Per questi lavoratori l’anniversario di oggi non esiste, è teoria, la loro pratica si chiama precarietà economica e sociale.
In questi giorni il Pd ha proposto di intervenire principalmente sul costo del lavoro, diminuendo quello stabile e aumentando quello precario, insomma incentivando il fisso rispetto all’atipico. Basta? In questo contesto economico e dell’organizzazione della produzione (buon Marx) basta il mero disincentivo? A me sembra che così non si risolva il problema dei diritti, quei lavoratori il cui “capo” accetta di pagare di più rimarranno sempre senza alcuni diritti fondamentali, senza lo Statuto dei Lavoratori.


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2 marzo 2010
Con gli operai dell'Alstom per lo sviluppo del territorio

Dopo svariati passi avanti e repentini dietro front nelle trattative, gli operai di Alstom hanno deciso di occupare lo stabilimento di Colleferro nella mattinata di lunedì.

Un esito esremo ma, a questo punto, inevitabile”. Dichiara Silvia Carocci (resp. Lavoro Giovani Democratici prov. Di Roma) -“Lo sdegno di fronte a questa situazione ci spinge a non tacere. Ad una crisi che sta avendo effetti veramente pesanti, il Governo risponde portando alla discussione del Parlamento provvedimenti sui processi del premier o norme spot. Vogliamo attenzione, rispetto e dignità per queste persone. Abbiamo diritto ad una politica che si occupi di tutti, dando risposte serie che permettano di superare questo difficile momento economico. Intanto, agli operai di Alstom rivolgiamo la nostra totale solidarietà”.-

Conclude Benedetto Paris (vicesegretario Giovani democratici prov. Di Roma) “Comprendiamo la rabbia dei lavoratori Alstom che rivendicano attenzione e prospettive di sviluppo per loro e per il nostro territorio. Davanti a tutto ciò è gravissimo è il “balletto” di Gianni Alemanno, sindaco di Roma e burattinaio della Polverini, che da mesi evita di prendere una posizione chiara sul polo manutentivo proposto dalla giunta regionale uscente, giocando quindi con la pelle di 200 famiglie.”


18 marzo 2009
Una crisi di Futuro
Dopo molto tempo torno ad avere un pò di tempo per scrivere sul blog di questioni politiche e non amministrative. Lo faccio mettendo a sistema un pò di riflessioni fatte in queste settimane, tra direzione provinciale, segreteria provinciale, riunioni di partito e all'Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici di Milano, in cui ho sintetizzato il mio pensiero in un intervento nel workshop dedicato al welfare, la crisi e il lavoro, andando più nei dettagli tecnici della legislazione del lavoro.

Non si può discutere di quanto sta avvenendo se non partiamo da un dato: un mondo, un sistema economico e sociale, direi anche psicologico, ha mostrato e messo in pratica tutti i suoi limiti e le sue criticità, dando ragione a chi, da sinistra, ha sempre criticato il modello capitalistico ultraliberista: il mercato da sè non si regola e la sua forma di autoregolamentazione (le crisi appunto) costa tanto, troppo, in costi sociali, che non sono numeri o rapporti economici, ma vite, persone in pelle e ossa, con le loro speranze e le loro reti sociali.

Dico questo perché non si può parlare di questa crisi senza considerare il suo dato umano, psicologico: da sempre predichiamo una società in cui chi studia va avanti, chi si impegna viene premiato, magari sopportando dei primi sacrifici come la precarietà, che le logiche di quel mercato e di quella idea liberista (non liberale!) impongono nei fatti, ma insomma ai ragazzi e alle ragazze di questa Italia, di questa Europa è stata sempre raccontata, dal '90 almeno, la manfrina che loro dovevano portare in alto l'asticella del merito, della qualità, della formazione e che così si sarebbero occupati, avrebbero potuto metter su famiglia, resistere nel mercato globale, tanto da poter dimenticare alcuni "lacci e lacciuoli" dei sistemi di welfare socialdemocratico europei.

Eppure oggi quale è la realtà? E' quella che al momento della manifestazione di una crisi che nasce dall'avidità di pochi, dal mettere prima il denaro facile rispetto al rischio semi certo, fa crollare l'economia reale, licenzia milioni di persone e non guarda in faccia chi sa di più, chi ha studiato di più, ma spazza via tutti. E chi ci sta rimettendo in modo particolare le penne? Proprio quelle generazioni cresciute nello spirito, nel sogno di vedersi riconosciuti gli sforzi, che agli impegni sarebbe corrisposto un premio in sicurezza, stabilità e futuro.

Crisi di futuro, perché è questo che viene a mancare in ragazzi e ragazze trentenni che hanno appena formato una famiglia, con un mutuo da pagare e un contratto di collaborazione o a tempo determinato che non viene rinnovato, eppure loro si sentivano "determinanti" per l'attività dell'azienda o della società che gli ha detto "mi dispiace ma non possiamo". E' una crisi di futuro quella che li investe, perché a differenza di tanti, che certo non se la passano bene e hanno i loro giganteschi problemi, questi ragazzi e ragazze, uomini e donne anche di quaranta anni ormai, non hanno pensione, non hanno contributi, non hanno una cassa integrazione che non li faccia sbattere con il muso a terra quando cadono dal posto di lavoro!

E' una crisi di futuro perché chi ha ancora il coraggio di dire a un ragazzo di 20 anni "vai all'università che solo così trovi lavoro" quando il 50% dei laureati ha un contratto precario e l'altro 50% non lavora??? Quando il modello culturale è quello che calpesta qualche amica ma arriva, quando alla fine attorno si vede sistemato solo chi "ha conosciuto", chi "è stato nominato", insomma chi non ha avuto merito ma fegato o boria nel farsi dare un calcio in culo?

Nel nostro territorio da Colleferro a Frosinone sono stati persi in pochi mesi 4.000 posti di lavoro: 4000 famiglie, padri, fratelli, sorelle, figli che avranno una vita, un futuro, appunto, che cambierà con un sol colpo d'ala. E cosa c'è a dargli sostegno, a fargli credere che possono andare avanti, che posso avere di meglio?

Ecco questo è quello che dobbiamo costruire ora! Fa bene Franceschini (che non stupisce chi lo ha ascoltato all'ultimo congresso nazionale dei Ds o della Sinistra Giovanile nel 2006) a fare proposte concrete sull'oggi, ma fa bene perché sa e lo dice (l'ha detto anche domenica a Milano) che il nostro compito, il compito di chi prova a fare politica in questi tempi, non è pensare a risolvere l'emergenza, ma delineare un nuovo sistema, un nuovo equilibrio tra mercato, capitale, lavoro e operatori pubblici e socialli, una nuova società che torni a mettere i cittadini e i diritti davanti al profitto, che regoli e guidi il mercato, che dia le giuste sicurezze, che garantisca veramente le "uguali condizioni di partenza" di tutti davanti a questo mondo così difficile, che sappia incentivare e premiare chi si impegna, chi investe, chi sogna!!!

E tutto questo accade mentre siamo nel mezzo di una crisi che è anche ambientale, ecologica, per non parlare di una crisi culturale, che ci spinge tutti a rinchiuderci, a cercare sicurezze, velleitarie ma semplici da pensare e sentire a portata di mano, che ci porta a escludere l'altro da noi, con una lotta tra poveri e una competizione al ribasso dei diritti che vediamo tutti i giorni nelle proposte della destra governante e della cultura televisiva imperante: individualismo, l'emersione non tanto dei meglio, ma dei più furbi e dei più stronzi!

Sapremo dare speranza, voglia di futuro, solo se sapremo superare queste paure, se sapremo affrontare le nature profonde di questi problemi e pensare non aggiustamenti ma l'"altro", compiere scelte radicalmente diverse, verso il futuro, mutando alla radice gli elementi che ci portano oggi a queste derive, è la vera soluzione. E' questa oggi la sfida vera, è questo oggi il discrimine tra destra e sinistre (plurale casuale ma vero)

E' una sfida, questa, enorme, che non sarà vinta con un convegno o con un libro di un illustre pensatore o economista, ma solo con la creazione, giorno dopo giorno, dibattito dopo dibattito, volantino dopo volantino, litigata casalinga dopo litigata casalinga, di una nuova cultura politica!

Dovremo toccare dogmi, di destra e di sinistra, dovremo pensare cose totalmente nuove, dovremo riuscire a non guardare e ascoltare i tanti se e tanti ma che ci troveremo davanti, ma solo con una proposta chiara, diversa potremo andare oltre la crisi. Sarà difficile, ma chi come me si ritiene progressista, non ha scelte se vuole rimanere coerente con se stesso, con la propria voglia di futuro!

Dopo la sconfitta elettorale del 2008 dicevo che alla fine a noi sarebbe andata bene, a noi 20enni, perché cmq Berlusconi tempo dieci anni si dovrà fare indietro e noi saremo ancora giovani da poter vivere e fare, si spera, politica in un sistema politico diverso, magari depurato. Oggi, se da una parte c'è il terrore e l'orrore per una deriva populista e autoritaria del governo e della società, dall'altra c'è adesso la consapevolezza della necessità di pensare il nuovo, dell'essere in uno dei momenti della storia in cui la storia stessa sta cambiando, può cambiare, deve cambiare e noi (come soggettività politica e civica) possiamo essere determinanti, artefici di questa nuova storia, ognuno nel nostro quotidiano, nel nostro piccolo. Sarà un rifarsi coll'ajetto, ma è una occasione rara nella storia, sta a noi, a tutti i cittadini di questo mondo e in primis di questa Europa, non sprecarla!



4 marzo 2009
LAZIO: APPROVATA LA LEGGE PER IL REDDITO MINIMO
Finalmente risposte chiare alle domande di rappresentanza e proposta da parte del nostro elettorato e dei cittadini. Il Pd sta finalmente segnando il campo con la mozione proposta al Parlamento (al Senato) per dare l'assegna di disoccupazione ai tanti lavoratori precari o delle piccole imprese che, se perderanno o hanno perso il posto di lavoro, si troveranno senza sostegni economici...pe rloro la cassaintegrazione è un miraggio! Per leggere il testo della mozione presentata dal Pd CLICCA QUI.

ALLA REGIONE LAZIO, intanto, dopo più di un anno di discussione approvata la proposta di legge del'Ass. Tibaldi per il REDDITO MINIMO DI INSERIMENTO. Il Lazio così risponde ai bisogni dei suoi cittadini più in difficoltà.

“Con la proposta di legge sul reddito minimo garantito, la Regione Lazio intende colmare un vuoto normativo derivante da una carenza di strumenti a livello nazionale ed offrire forme di tutela e sostegno alle persone rimaste prive di una fonte di guadagno”. E’ quanto dichiara il capogruppo PD al Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Parroncini.

“La legge tiene conto delle trasformazioni intercorse nel mondo del lavoro non solo sotto gli aspetti occupazionali, ma anche sotto quelli legati alle forme di tutela e di protezione che spesso non coprono la gran parte dei lavoratori precari. Il tentativo della Regione Lazio è pertanto quello di porre un argine all’emorragia di posti di lavoro causata dalla crisi finanziaria che ci ha coinvolti e che rischia di abbassare progressivamente le tutele a disposizione dei lavoratori”. E’ quanto dichiara il capogruppo PD al Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Parroncini.

“L’approvazione della legge sul reddito minimo garantito per chi è rimasto senza lavoro e senza un’adeguata fonte di guadagno è un risultato particolarmente importante per la Regione Lazio che ha deciso di dare una risposta concreta alla situazione di grave allarme che, a causa della crisi, si sta producendo sul fronte occupazionale lasciando privi di qualsivoglia forma di reddito e tutela un’enorme quantità di forza lavoro. Per questo esprimiamo grande soddisfazione, nella speranza che anche a livello nazionale il Governo accolga le proposte che arrivano dal Partito Democratico trasformandole in strumenti di tutela dei lavoratori e delle loro famiglie”. E’ quanto affermano i consiglieri PD, Giuseppe Parroncini e Augusto Battaglia, dopo l’approvazione in Aula della legge che garantisce un reddito minimo a che ne è privo.
"Garantire un reddito sociale a chi perde il posto di lavoro, a chi è alla ricerca dell’occupazione o a chi ha una retribuzione del tutto insufficiente è una risposta che non soltanto ha un valore morale e di solidarietà ma è una risposta concreta ai problemi del disagio sociale di tanti cittadini delle province del Lazio che sono alle prese con un’emergenza senza precedenti che colpisce l’economia reale e il mercato del lavoro".

Il capo gruppo della Lista Civica Marrazzo per il PD, Massimo Pineschi: "il provvedimento, nel riconoscere il principio fondamentale del diritto al lavoro, vuole essere un sostegno reale ai lavoratori e quindi ai giovani, alle donne e alle loro famiglie che oggi rischiano di precipitare in uno stato di povertà e di indigenza".

"E’ una misura pienamente coerente, come ha detto il presidente della Regione Marrazzo, con l’obiettivo programmatico di mettere al centro della politica regionale il tema del lavoro, come conferma l’attivazione anche di altri importanti strumenti legislativi e finanziari a sostegno del lavoro autonomo e dipendente che si sommano al fondo previsto nel provvedimento a favore del reddito minimo garantito. Di grande importanza -ha detto Pineschi- è la conferma che questa linea sarà rafforzata con il patto di fine legislatura che sarà fortemente caratterizzato dalla volontà di destinare prioritariamente le risorse disponibili al sostegno alle categorie sociali più deboli e più esposte ai venti della crisi".


20 marzo 2008
Veltroni e il precariato: un'ossessione!


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permalink | inviato da benedettoparis il 20/3/2008 alle 20:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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