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il blog di Benedetto Paris

21 febbraio 2012
REGIONE, PONZO (PD): FARE SUBITO CHIAREZZA SU CASSAINTEGRATI ANTONELLI GROUP

REGIONE, PONZO (PD): FARE SUBITO CHIAREZZA SU CASSAINTEGRATI ANTONELLI GROUP

“Le modalità della cassa integrazione adottata dalla Antonelli Group di Labico finanziata con fondi regionali ha troppe ombre. Per questo motivo ho presentato questa mattina un’interrogazione alla presidente Polverini e all’assessore al lavoro della Regione Lazio per fare piena luce sui 35 dipendenti messi in mobilità dall’azienda ” E’ quanto dichiara Carlo Ponzo, consigliere del Pd alla Regione Lazio e Presidente del Co.re.co.co “Per loro – continua Ponzo – è stata utilizzata la cassa integrazione con fondi messi a disposizione dalla Regione Lazio. Ma questa è partita solo per 8 dipendenti, i più sindacalizzati, per un intero anno senza alcuna rotazione. E non è il primo caso: già nel luglio 2011 la Antonelli Group è stata condannata per attività antisindacale, oggi segnalano che numerose volte l’attività lavorativa dell’azienda continua anche nei giorni festivi mentre è in corso la cassa integrazione. E’ bene –conclude Ponzo – che sia fatta subito chiarezza. Perché in questa vicenda non si stanno colpendo dei numeri ma delle famiglie”.


Benedetto PARIS (Cambiare e Vivere Labico):

Ancora una volta esprimo la mia vicinanza politica e umana ai lavoratori della Antonelli Group Srl che sono in cassaintegrazione dal maggio 2011. Per un anno abbiamo chiesto che fosse applicata la rotazione nell’applicazione della cassa integrazione della Antonelli, come del resto previsto nell’accordo firmato presso la regione. Allo stesso tempo abbiamo chiesto un intervento da parte dell’Amministrazione Giordani – Galli e invece nulla è arrivato a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie. Ringrazio l’On. Ponzo che così ha dato voce e forza alla loro battaglia per capire quanto sia regolare e corretta l’azione dell’Antonelli.


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10 febbraio 2012
Non serve il lincenziamento per essere discriminati. Succede a Labico.

In questi giorni in ognitrasmissione si parla di art.18, di discriminazioni sul posto dilavoro, di protezione dai licenziamenti ingiusti, dando voce a tanticasi eclatanti. Non serve andare lontano per conoscere questesituazioni, tanto meno bisogna arrivare al licenziamento.

Infatti, basta stare quia Labico. Un anno fa l'Antonelli Group tutto insieme comunica ailavoratori l'avvio della procedura per la richiesta di mobilità per35 dipendenti su 80. Subito, sia come Cambiare e Vivere Labico siacome Pd attraverso i nostri rappsentanti in Regone (Carlo Ponzo) ealla Camera (Renzo Carella) abbaimo chiesto lumi e chiestoall'amministrazione di intervenire per fare in modo che la principaleattività produttiva del nostro paese non riducesse del 40% il suopeso occupazionale nel comune, specie in una crisi come quella cheviviamo dal 2008.

Solo dopo il passaggio inregione, sulla spinta della regione e della CGIL, la mobilità sitrasforma in Cassa Integrazione Straordinaria, prevedendo un anno dicassa per 24 lavoratori (pagata con i contributi regionali) motivatadalla minore necessità di addetti grazie a un intervento dimeccanizzazione della linea produttiva.

Così parte laCassaintegrazione che però riguarda solo 7 lavoratori, tra cui unodei due lavoratori iscritti alla CGIL che per primi hanno cercato disindacalizzare l'azienda labicana e che, nominati R.S.A., da subitohanno avuto ostacolata la loro attività, tanto da non vedersiriconosciuti come parte sindacale dalla società. Così a metàluglio l'Antonelli group viene condannata per attività antisindacalee obbligata a riconoscere le due R.S.A. della CGIL. 

Risultato? Inquattro e quattrotto vengono organizzate le elezioni per iRappresentanti Sindacali Unitari e, caso strano, i due CGIL prendonosolo 2 voti. Subito dopo arriva il primo rinnovo dellacassaintegrazione, confermata per tutti i sette, a cui si somma oraanche il secondo lavoratore della CGIL in fabbrica. Questi, salvo unaeccezione, sono stati finora rinnovati per altri tre trimestri, finoall'8 maggio, quando scadrà la cigs e l'azienda andrà verso lamobilità o la richiesta di rinnovo della cigs.

Come è possibile che idue cigiellini siano stati messi in cassaintegrazione per un annointero? Come è possibile che non sia stata applicata la rotazioneper la cigs? Perché di 24 che dovevano essere solo 8? E' stato fatto veramente l'intervento di meccanizzazione? Perché rimane la cassa questomentre c'è chi fa straordinari?

In questo anno e inparticolare nei due ultimi consigli comunali, abbiamo fatto appelliaffinché la società applicasse il normale principio della rotazione(che sta colpendo famiglie e non numer!) e affinchél'Amministrazione premesse a questo fine sulla società, ma invecenulla!

La discriminazionecontinua....


28 ottobre 2011
QUALE LEGITTIMITA' DEMOCRATICA IN EUROPA?

Sono sempre stato per gli Stati Unitid'Europa. Ho sempre pensato che le questioni politiche globali eprincipali o le si affrontano in scala europea, oppure quanto decisonel nostro Parlamento rimane un palliativo, che si tratti diinfrastrutture, di economia, di diritti, di lotta ai cambiamenticlimatici. La dimensione nazionale oggi, anche in questa crisi, sidimostra insufficiente, mostra tutti i suoi limiti e da tre annirincorriamo la ripresa economica e la stabilità, senza trovare unavia di uscita, tappando il buco del portogallo, dell'irlanda, dellaspagna, dell'Italia, della Grecia, come in una vecchia pubblicitàdei rubinetti...

Da questa analisi, ormai acclarata e danessuno messa in discussione, dovrebbe derivare un maggiore ruolodell'Europa, che di fatto c'è: in tre mesi è stato individuato eregolamentato un super ministro europeo delle'economia (che in realtàsi limita a coordinare e sorvegliare quelli nazionali), masoprattutto c'è stata l'imposizione delle scelte “europee” suisingoli governi, come in grecia, come in italia. L'abbiamo appenavisto. Ma sono veramente “europee” queste scelte? Sono frutto diuna vera concertazione europea, frutto di discussioni, oppure, comesembra, sono la chiara imposizione del duo franco-tedesco, delleprincipali forze politiche conservatrici oggi in Europa?

Le ricette imposte ai membri comunitariparlano da sole: sono chiaramente figlie del pensiero economico dellastreda europea. E chi l'ha legittimate?

Ecco, penso che in questa situazione,in cui finalmente l'Europa interviene con forza nelle politiche deglistati membri, non ci si possa non interrogare sulla legittimitàdemocratica di queste scelte. Un articolo di ieri su LA STAMPA diRusconi(http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9371)si interrogava proprio su uno di questi aspetti: la sovranitàautolimitata dell'Italia e la sovranità della Germania imposta suglistati embri, la presa in carico dei problemi europei da parte dellaGermania, in cambio del suo potere di redigere agenda e azionieuropee (decise però a Berlino).

Davanti a questa situazione iprogressisti d'Europa dovrebbero rilanciare l'importanza delleistituzioni elettive europee. Ieri Zingaretti lanciava l'idea delPresidente della Ue eletto dai cittadini. Ci può stare, ma penso siaavveniristico nel momento in cui non c'è la percezione da parte deicittadini delle soggettività politiche europee: dove sono ilsindacato europeo? Quale è la percezione dei partiti europei?

Da qui penso si dovrebbe ripartire, dalrilancio e rafforzamento dei soggetti politici e sindacali europei,dalle elezioni del Parlamento europeo su base di liste europee.Voglio dover scegliere tra PPE e Socialisti e Democratici, vogliodiscutere l'idea di Europa alle europee e non di Berlusconi eBersani. Solo così si può dare al Parlamento Europeo la vera forzapolitica (non tecnico-istituzionale) per rappresentare la verasovranità, quella europea, e così legittimare le scelte europee,senza essere messi sotto ricatti dal duo-forte del momento.


15 settembre 2011
La lettera che il Sindaco oggi non ci ha inviato
Dall'Anci ai Comuni....oggi moltissimi comuni la stanno inviando o hanno convocato consigli comunali straordinari di protesta (Zagarolo uno di questi), ma Labico come sempre è silente, con la giunta chiusa nei suoi interessi e nel suo piccolo...portandoci a fondo: ad oggi siamo 400.000 euro fuori dal patto di stabilità!

Ecco la lettera proposta dall'Anci ai Sindaci per diffonderla ai cittadini:

I TAGLI AI COMUNI SONO TAGLI AI TUOI DIRITTI

Carissimi cittadini,

oggi dirò al Prefetto e al Ministro dell’Interno che questo Comune non è più in grado di dare i servizi ai cittadini. Chiuderò simbolicamente l’ufficio Anagrafe e stato civile.

Si tratta di una forma di protesta molto forte, contestuale in tutti i Comuni italiani, alla quale siamo arrivati perché non siamo riusciti a far cambiare una manovra economica necessaria ma sbagliata nelle parti riguardano le istituzioni territoriali.
Non vogliamo peggiorare la qualità della vostra vita ma cercare di migliorare i servizi e le prestazioni in tutti i settori e di difendere i vostri diritti.

Oggi non è più possibile perché si preferisce togliere ai Comuni invece di andare a vedere dove le risorse si sprecano realmente.
Ogni anno i Comuni hanno portato soldi alle casse dello stato per un totale di oltre 3 miliardi di euro. Lo Stato continua a sprecare e noi siamo costretti ad aumentare le tasse o a chiudere i servizi.

Ho deciso di scrivervi per far conoscere a che punto siamo arrivati e perché ognuno di voi possa rendersi conto che la protesta che i Comuni e l’ANCI stanno facendo non è la protesta della “casta” ma di chi lavora seriamente per rendere i nostri Comuni ed il nostro Paese sempre più solidi, competitivi e vivibili.

Se mi verrete a trovare vi aprirò le porte del vostro Comune.

Il Sindaco

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12 settembre 2011
IN-FORMATI IN COMUNE Corso di Formazione sulla Pubblica Amministrazione Locale
Quante volte siamo sicuri che la nostra idea sia perfetta per la soluzione di un problema, ma non riusciamo a capire come applicarla nel rispetto delle leggi? Quante volte rimaniamo fermi davanti alla difficoltà di lettura di un bilancio o di altri atti comunali? Oppure quante volte per farci stare zitti ci viene messa di fronte la complessità della burocrazia? Risultato? Ci sentiamo impotenti, con tante idee “inutili” o “sprecate” e alla fine magari molliamo.
Ci manca la conoscenza delle leggi e del "come si fa", ci manca la FORMAZIONE!

Per questo l’associazione Laboratorio Democratico, formata da giovani amministratori e attivisti politici provenienti da una decina di comuni dell'area Prenestina e Lepina, ha organizzato un corso per i giovani amministratori e attivisti politici del territorio denominato: “IN-FORMATI in Comune”.

Patrocinato dal comune di Labico e dall'Anci Giovani il corso è strutturato in otto appuntamenti che si terranno da ottobre a dicembre il sabato mattina dalle ore 09.30 alle ore 13.00, in cui approfondiremo gli aspetti più importanti della gestione di un’amministrazione comunale: dal bilancio agli atti, dal servizio idrico integrato al welfare locale, passando per lavori pubblici, urbanistica e scuola, fino alla comunicazione politica e istituzionale.

l corso si avvarrà del contributo fondamentale dei Sindaci, degli amministratori e tecnici del territorio prenestino-lepino, nonché di amministratori e tecnici della Provincia di Roma. Per partecipare basta inviare una mail a labdemocratico@gmail.com e registrarsi alla prima lezione, versando la quota di 20 euro (per tutto il corso) oppure di 5 euro (per una singola lezione). Tutte le lezioni si terranno presso Palazzo Giuliani in Piazza Mazzini a Labico.

Abbiamo organizzato il corso in modo che chi lo frequenta ne esca con la sensazione di aver capito di più e meglio il funzionamento quotidiano della macchina amministrativa e che senta di sapersi muovere meglio all'interno di essa, se amministratore, o di poter incidere meglio su di essa, se semplice cittadino attivo.

La formazione per noi non è fine a se stessa, ma è un investimento sull'intelligenza e la voglia di cambiare lo status quo delle cose di chi partecipa al corso, è un'occasione per scambiarci idee e capire come concretamente realizzarle per miglirorare la vita quotidiana delle nostre comunità e del nostro comune territorio. Per questo, oltre ad aver affidato 2 ore a tecnici dei nostri comuni, che ci insegnino il “fare amministrazione” nel nostro territorio, abbiamo voluto lasciare un'ora allo scambio di esperienze con Sindaci e amministratori dei Comuni dell'Area Prenestina e Lepina, per condividere le migliori pratiche, per capire la fattibilità delle nostre idee, per sollecitare il cambiamento e il rinnovamento nella politica locale, come territorio, sciogliendo i nostri campanili.

Si parte sabato primo ottobre, in via straordinaria alle ore 17.00 a Palazzo Giuliani (Labico).

Benedetto Paris, Presidente Laboratorio Democratico

IL PROGRAMMA:

01/10 - Organi e Atti dell'ente comunale
Roberta Fusco, Segretaria Comunale del Comune di Castel Gandolfo
Quirino Briganti, Sindaco di Carpineto Romano

15/10 - Welfare locale e Piano di zona

Chiara Cacciotti, Ufficio di coordinamento Piano di Zona
Enzo Stendardo, Cons. Comunale del Comune di Colleferro

29/10 - Il bilancio
Antonio Rosati, Ass. Bilancio Prov. di Roma
Luigi Tedesco, Ass. Bilancio Carpineto Romano
Marco Pacifici, Ass. Bilancio Zagarolo

12/11 - I servizi comunali: rifiuti e servizio idrico integrato
Enrico Mastrocinque, Dirigente Area Finanze e Controllo del Comune di Gallicano nel Lazio
Rodolfo Lena, Sindaco di Palestrina

19/11 - Lavori Pubblici e Gare

Riziero Ginestri, Responsabile Servizio Opere Pubbliche del Comune di Frascati
Paolo Berno, dirigente Segretariato Generale Provincia di Roma
Fabio Ascenzi, Sindaco di Genazzano

03/12 - Scuola e Servizi scolastici

Massimo Migliaresi, dirigente Area servizi sociali e scolastici del Comune di Artena
Amedeo Rossi, Sindaco di San Vito

10/12 - Urbanistica e programmazione territoriale

Enrico Bonuccelli, dirigente Urbanistica e territorio Comune di Gallicano nel Lazio
Danilo Sordi, Sindaco di Gallicano

17/12 - Public Speacking e comunicazione istituzionale

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Alessandro Fiasco, responsabile comunicazione comune di Palestrina 

23 agosto 2011
Dal fallimento della destra europea la grande opportunità per i progressisti d'Europa
La recessione. Eccolo qua di nuovo lo spettro che si aggira per l'Euro (e non solo). La recessione, manifestazione palese del fallimento delle politiche applicate dalla destra europea e globale. Nessun giudizio può essere più chiaro e fondato:le risposte date dalle destre al governo in tutta europa sono state fallimentari, riuscendo a tappare i buchi finanziari, salvando il loro mondo di riferimento ma perdendo di vista l'obiettivo principale: la crescita. Hanno tagliato i bilanci pubblici (Italia e Gran Bretagna su tutte), hanno bloccato il welfare, addirittura ora vogliono inserire la”regola d'oro” del pareggio di bilancio, regola con la quale gli USA degli anni 30 sarebbero rimasti al palo, regola con la quale è impossibile progettare a medio periodo, bloccando quelle spese necessarie alla crescita, alla ripartenza dell'economia.

Per fortuna insieme alla “camicia di forza d'oro” i due “commissari“ d'Europa Merkel e Sarkò hanno iniziato a prendere in considerazione quelle proposte che la sinistra progressista europea (e quella radicale 10 anni fa a Genova) proponeva da più di un anno: tassazione delle transazioni finanziarie, eurobond per finanziare progetti strategici europei e il rientro del sovradebito creato per salvare banche e risparmiatori, governo dell'economia. Peccato che queste proposte i due leader conservatori europei le abbiano prese in punta di piedi, senza approcciare veramente la loro filosofia, ovvero siamo tutti sulla stessa barca e solo con una politica europea della crescita e dello sviluppo possiamo uscirne, non solo bene, ma anche rafforzati. La Francia teme per il suo alto debito e gli effetti della crisi del debito pubblico americano la Germania si è accorta solo ora che non esposta più come credeva di poter fare, forse perché gli altri non sono cresciuti e quindi non possono comprare.

Anche in Italia è successo lo stesso, e anche in Italia dopo tre anni di no e arroganza Tremonti è costretto dall'evidenza a applicare proposte che il Pd dal 2008 porta avanti: la crescita come priorità, le misure contro l'evasione come principale strumento di equità, la tobin tax. Peccato che Berlusconi e Tremonti continuino a prendere solo gli ingredienti a loro più indolore e ne aggiungano altri pessimi....come ogni majonese fatta male...impazzisce! Insomma questo scenario impone ancora con maggiore forza il ruolo della sinistra europea, la sua funzione e la sua missione: tornare alla crescita senza abbandonare decenni di conquiste sociali, di diritti, di principi.

E' questo quello che ha sbagliato la destra: ridurre diritti e redditi per poter competere con i nuovi paesi sviluppati nel mondo, tagliare le spese di bilancio per avere la fiducia dei mercati, ma impoverendo il ceto medio e quindi riducendo la domanda interna. Il tema del dumping sociale globale è sempre più al centro di qualsiasi ragionamento economico, che parte dalla Cina ma arriva a Labico, arriva a qualsiasi lavoratrice in maternità o a qualsiasi ragazzo che voglia uscire di casa e farsi la propria vita mentre si ritrova sommerso dalla precarietà. Con esso il ruolo dell'Europa, i suoi strumenti, la sua visione e la sua azione comune: sui punti di forza di una ripartenza economica serve una azione comunitaria e risorse comunitarie. Su ricerca, infrastrutture strategiche e conoscenza bisogna essere europei, e sti cazzi se mandano in deficit, anzi devono stare fuori da questi conti. Ecco a cosa serve l'eurobond. Così come in Italia la filosofia del patto di stabilità erga omnia (ovvero comprendente nel suo calcolo gli investimenti, anche quelli legati ai fondi comunitari e altri settori strategici) deve essere abbandonata, sostituita con la potatura finalmente di tutti quei rami secchi che sprecano le risorse pubbliche: municipalizzate, privilegi della politica, spese militari (che non significa missioni) e tant'altro.

 La crisi è un'occasione per i grandi cambiamenti. Lo dicono tutti. IL problema è dove ci porta questo cambiamento. La sinistra progressista europea ha davanti a sé una grande opportunità, sta a a lei darsi gli strumenti (a partire da un partito europeo dei progressisti) necessari per approfittarne.

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23 agosto 2011
LETTERA DELL'ANCI AI COMUNI - Contestiamo la manovra dei tagli ai soliti noti!
Con piacere pubblico la lettera girata dal presidente dell'Anci Giovani D'Arrigo con la quale l'Anci chiede ai comuni di mobilitarsi contro la manovra. Infatti taglia ancora una volta le risorse dei comuni, impedendo qualsiasi politica attiva a livello locale per lo sviluppo (filiere di prodotti, sostegno allo studio e al lavoro oltre gli strumenti basici tradizionali, ecc ecc) e dà ascolto all'assurda retorica del taglio dei piccoli comuni e delle provincie, come se fossero quelli gli sprechi della politica: il loro costo equivale a quello di 27 deputati...per dirne una. MOBILITIAMOCI CONTRO UNA MANOVRA INIQUA CHE PESA SUI SOLITI NOTI (lavoratori dipendenti, precari, studenti e pensionati) DIRETTAMENTE E INDIRETTAMENTE!

Questa lettera (che vi inotro) è stata inviata dall'ANCI ai sindaci italiani. Alla luce delle decisioni del Governo, contiene informazioni, dati e motivazioni importanti per gli enti locali.
Fatela vedere ai vostri primi cittadini, sollecitateli e attivateli a partecipare alle iniziative in difesa di ruolo e dignità dei Comuni italiani, degli amministratori e delle comunità locali. Siamo in una fase davvero importante per la vita degli enti locali.
ANCI ha ben chiara la situazione di difficoltà economica del Paese e da tempo è aperta a soluzioni di riorganizzazione dei livelli istituzionale ma si oppone in maniera ferma e netta alle misure proposte dal Governo che non hanno nessun fondamento istituzionale ne di risparmio economico e soprattutto non sono state discusse e concordate proprio con i destinatari dei provvedimenti: i Comuni stessi.

Aggiornamenti su www.anci.it


Ciao a tutti, giacomo.


[Lettera ai Sindaci italiani del Presidente ff ANCI Osvaldo Napoli e del Coordinatore dei Piccoli Comuni Mauro Guerra]

Caro Sindaco,

siamo ad un passaggio decisivo per il futuro delle nostre comunità. Per questo ci rivolgiamo direttamente a te per chiedere a te ed ai tuoi colleghi amministratori di partecipare ad una grande manifestazione di Sindaci e amministratori dei piccoli Comuni che ANCI ha indetto per il giorno 29 agosto a Milano. In concomitanza con il dibattito sulla manovra in Commissione al Senato. Una grande manifestazione contro le norme riguardanti i piccoli Comuni e contro i tagli che colpiranno tutti i Comuni.

Con incredibile faciloneria si parla di accorpamento dei comuni sotto i 1000 abitanti, di eliminazione di giunte e consigli, in sostanza della sparizione dei Comuni. Si riduce il numero dei consiglieri negli altri piccoli comuni, sino a rendere praticamente inutili e ingestibili i consigli, e sino ad infliggere un colpo mortale ad una straordinaria rete di partecipazione democratica, di volontariato civico, di impegno per la propria comunità, per la sua coesione sociale, per la promozione ed il sostegno al suo sviluppo.
Il tutto vergognosamente contrabbandato come taglio virtuoso ai costi della politica ed alla casta.

E' un'offesa intollerabile per migliaia di amministratori di piccoli comuni i cui ruoli di consiglieri comunali (17 euro lorde a seduta per 3-4 consigli all'anno, e che spesso vengono lasciate nelle casse dei comuni o devolute in assistenza) e di assessori (nei comuni sotto i mille abitanti l'indennità di un assessore arriva alla esorbitante cifra massima di 130 euro lorde al mese, quando percepita), vengono indicati come uno dei piatti forti dei tagli ai costi della politica. Indennità che spesso, come tu ben sai, non vengono neppure percepite o che risultano ulteriormente dimezzate quando l'amministratore, come nella maggioranza dei casi per i piccoli comuni, è un lavoratore dipendente. Sono queste le 54.000 poltrone che si taglian ?

Si dice che i Comuni in Italia sarebbero troppi, che sprecano.

Sono più che in Europa? Vediamo: in Italia sono 8.094. In Lombardia, che ha 9,8 milioni di abitanti, ce sono 1.544. In Austria ci sono 2.357 Comuni su 8.360.000 abitanti; in Germania 12.104 Comuni su 81 milioni; in Francia 36.680 Comuni su 64 milioni; in Svizzera 2.596 Comuni su 7milioni di abitanti; in Spagna 8.116 Comuni su 45 milioni. E in nessuno di questi casi il Governo si è sognato di abolire i Consigli comunali. E i relativi costi non sono di certo superiori in Italia, anzi.

I Comuni sprecano? I Comuni italiani sono l’unica parte della pubblica amministrazione che in questi anni ha contribuito a ridurre il debito pubblico. Nonostante questo da anni subiscono tagli di miliardi di euro, ben superiori al loro peso nel comparto. Per intenderci: se lo Stato si fosse comportato come i Comuni, non solo non ci sarebbe il debito pubblico, ma il bilancio sarebbe in attivo.
I Comuni hanno già ridotto nel 2011 consiglieri e assessori del 20%. Hanno risparmiato poche centinaia di euro ma a fronte di questo si sono visti operare tagli di migliaia di euro da chi ha calcolato questi risparmi evidentemente in modo diverso. Nei Comuni lo stipendio medio di un dipendente è la metà di quello di un dipendente ministeriale, in media c’è un dirigente ogni 52 impiegati, contro un rapporto di uno a ventidue nei ministeri (1 a 14 nel Ministero dell’Economia, 1 a 7 nella Presidenza del Consiglio), nei piccoli Comuni dirigenti non ce ne sono.

I consiglieri, gli assessori e i sindaci dei piccoli comuni, con quelle indennità, senza rimborsi spese, sono in realtà dei volontari della partecipazione democratica e dell'impegno civile e sociale di questo Paese. Il loro ufficio spesso è la piazza del paese.

Quelle della manovra sono misure che non producono risparmi, ma impedirebbero ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e incidono sui servizi per i quali i Comuni avevano già avviato un processo di gestione associata.
Si tratta di tagli alla democrazia, si tratta di nascondere dietro la cortina fumogena delle 54.000 poltrone eliminate i pesanti tagli ai trasferimenti di tutti i Comuni, che si sommano a quelli di questi anni e di luglio, e che mettono a rischio l'erogazione di servizi essenziali e diritti fondamentali dei cittadini. Siamo vicini al momento in cui i comuni dovranno chiudere non perché troppo piccoli, ma perché impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale, possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle famiglie, alle imprese. Una grande riforma di semplificazione: il deserto delle politiche sociali e di sviluppo per la nostra gente.

Occorre mettere in campo tutte le nostre forze contro questa prospettiva. Nell'interesse non degli amministratori dei piccoli comuni ma delle nostre comunità e dell'intero Paese.

Ora basta! Contro manovre improvvisate che non producono risparmi ma possono provocare disastri territoriali e sociali, rilanciamo invece la nostra proposta di una normativa seria, coerente, partecipata, di sostegno e diffusione in tutti i piccoli Comuni della gestione associata delle funzioni e dei servizi attraverso gli strumenti delle convenzioni e delle Unioni di Comuni. Per garantire servizi adeguati e migliori ai nostri
cittadini ed alle nostre comunità, per rendere più efficiente ed efficace l'attività amministrativa. Per contribuire seriamente a risanare il Paese in questo momento drammatico, rilanciandone le possibilità di crescita e di sviluppo economico, sociale e civile.

Per questo rivolgiamo un appello a Te ed ai tuoi colleghi amministratori per essere a Milano con l'ANCI il 29 agosto.


6 agosto 2011
Crisi:l'ottica territoriale per salvare i servizi ai cittadini

Non c'è niente da fare: la crisi economica di qualche anno fa e l'attuale crisi finanziaria del nostro Paese imporranno un periodo di sacrifici e su chi dovrà farli si dividerà la politica nazionale e (dovrebbe ma non lo farà) mondiale. Banche contro stati, ex dominanti contro ex dominati, vecchi contro giovani, impresa contro lavoratori, privato contro pubblico. Il rischio che se esca con una ricetta lacrime e sangue per i soliti noti (i lavoratori dipendenti) è sempre più alto e del resto questo prevede o rischia di prevedere la manovra Tremonti Berlusconi ora anticipanda.

Davanti a questa prospettiva l'opposizione, a partire dal Pd, con chiarezza deve far sapere e conoscere le proprie proposte (e il Pd l'ha presentate ad aprile portandole anche a Palazzo Chigi), deve cercare di delineare una alternativa, con responsabilità e chiarezza in modo che i cittadini possano schivare gli attacchi alla “so tutti uguali”.

Ma certo da una consa non se ne esce: serve uno sforzo di analisi e di aggressione degli sprechi, a partire dalla politica e dai territori, ancora di più c'è bisogno di creatività, di nuove idee, di ripensare dalle fondamenta alcuni istituti, salvaguardando obiettivi e principi, ma anche stravolgendo gli strumenti oggi usati.

Questo vale ancora di più quando si parla di comuni, dell'amministrazione locale. Molti opinionisti nelle ricette mettono come ingredienti necessari l'abolizione delle provincie e l'accorpamento dei comuni. Non condivido minimamente né la prima né la seconda, ma certo chi sostiene l'importanza di questi enti non può limitarsi a dei no, deve saper avanzare e concretizzare proposte e programmi che portino alla riduzione degli sprechi e dei costi. La sfida vera che hanno gli enti locali nei prossimi anni è il mantenimento dei servizi abbattendo fortemente i costi, altrimenti rimarrà la solita ricetta conservatrice oggi del Tea Party americano: riduzione del pubblico per far posto al privato.

Chi oggi da progressista e democratico amministra, in maggioranza o all'opposizione, i comuni del nostro territorio non può non porsi questa domanda, non può non darsi come obiettivo quello di affrontare questa sfida: come dare stessi servizi a minori costi senza perdere l'identità dei nostri campanili, della nostra singola e unica storia, senza essere definitivamente la periferia indistinta di Roma.

I punti da affrontare non mancano: le gestione di servizi come mensa, scuolabus, trasporto pubblico urbano, asilo nido, polizia municipale può essere affrontata in modo differente? Deve! Sono tra i punti che creano maggiori perdite sotto un punto di vista economico e sono tra i principali sprechi da aggredire e ridurre. Solo un'ottica territoriale, di comprensorio, può permetterci di far rimanere intatti gli standard qualitativi dei servizi offerti ai cittadini senza deficit insostenibili.

Labico sta affrontando una nuova gara per lo scuolabus. Perché non pensare invece alla gestione insieme ad altri comuni del servizio? Perché non rilanciare, noi sinistra e democratici di questo territorio, la necessità di uno strumento territoriale per la gestione dei servizi? Può essere Asper?Certo può essere fatto solo dopo che “qualche” comune del territorio smetta di usarla come cassa elettorale, che si capisca quale sarà lo spirito dei tempi. Se non Asper quale e come? Quello che è sicuro oggi è che o riusciamo a pensarci come territorio, a partire per esempio da una vera rete di trasporto pubblico locale unica avvantaggiandoci dell'economia di scala, oppure non saremo in grado più, tra qualche anno, di sopportare il peso della nostra utopica “autonomia”.

Detto questo: manca un luogo di pensiero, confronto e decisione su questo tipo di temi. Pd provinciale se hai un senso è questo.


14 aprile 2011
Antonelli, lavorare per salvare tutti i posti di lavoro!

Lunedì c'è stato l'ultimo incontro tra le parti per trattativa sulla mobilità dei lavoratori della Antonelli Dolciarie, incontro chiuso senza un accordo tra impresa e sindacato. Ora la partita si sposta in Regione Lazio per accedere ai fondi per la cassaintegrazione.


Come letto in questi 50 giorni di trattativa, la Antonelli vuole fare investimenti sulla linea produttiva , robotizzarla, aumentarne la produttività, con annessa creazione di posti in esubero rispetto agli attuali dipendenti e secondo la società questo esubero sarebbe di 35 persone su 80, circa il 40%.

Questa evenienza sarebbe un duro colpo per i lavoratori dell'azienda: sono 35 persone, 35 famiglie, la maggior parte mono reddito, che vedrebbero drasticamente aprirsi le porte verso la disoccupazione. Molte sono famiglie di immigrati, ma non mancano gli italiani, tra cui chi è diventato labicano proprio perché lavora nell'azienda.

Come Gruppo Consiliare Cambiare e Vivere Labico abbiamo fatto la nostra parte: comunicati stampa, ma soprattutto al richiesta di una azione da parte dell'amministrazione, la costituzione di un tavolo di confronto tra le parti. Infatti, non si può stare a guardare un ridimensionamento occupazionale così forte come se nulla fosse. Non si può stare a guardare l'impoverimento che ne scaturisce. Non si può non domandarsi quale sia il futuro di questa azienda, la più grande nel territorio.

Siamo stati accusati già nella passata campagna elettorale di essere contro la società. Personalmente niente di più falso. Anzi, siamo stati noi a proporre lo spostamento dell'azienda nell'area artigianale prevista nel PRG (che ancora aspetta di essere discusso in regione), noi a proporre di unire prodotti locali e prodotti aziendali, creando una sinergia con il territorio. Non possiamo non sostenere una azienda che da sola contribuisce per 90.000 euro all'anno in I.C.I.

Ma questo non può significare non chiedere lumi sul futuro dell'area oggi occupata e trasformata con una osservazione al PRG in area commerciale (un centro commerciale al centro del paese?), e quale rapporto abbia con questo ridimensionamento. Non può non significare la richiesta da parte nostra all'azienda di scongiurare la mobilità e di chiedere invece la cassa integrazione per TUTTI i 35 lavoratori e poi verificare come riassorbirli, magari con una diversa organizzazione del lavoro accessorio interno alla fabbrica.

Nell'ultimo incontro la società ha fatto un passo in avanti prospettando la cassaintegrazione ma chiedendo da subito l'ok alla mobilità per 17 lavoratori. Io mi auguro che si possa raggiungere la cassaintegrazione per tutti e scongiurare, magari con una crescita in questo periodo delle commesse, la mobilità. In un periodo di crisi come questo non possiamo non lottare per salvare anche un solo posto di lavoro!


11 marzo 2011
LICENZIAMENTI ANTONELLI, CAMBIARE E VIVERE LABICO: IL COMUNE NON PUO' STARE A GUARDARE!

Il gruppo di opposizione lancia un grido di allarme a difesa dei lavoratori


Davanti ai licenziamenti della “Antonelli Group” il Comune di Labico non può stare a guardare. Per questo oggi abbiamo presentato una mozione consiliare e una richiesta di convocazione straordinaria della commissione consiliare competente per discutere del problema e sollecitare l'amministrazione ad una sua azione a difesa di lavoratori e sviluppo economico del territorio.


Il taglio di 35 dipendenti su 81 complessivi, circa il 40%, ci preoccupa innanzitutto per il destino di 35 famiglie in un contesto economico già difficile in Italia e nella nostra zona, ma anche per la salute dell'azienda, che è la più grande nel nostro piccolo comune e che vogliamo possa continuare a investire e produrre nel nostro territorio.


Non possiamo poi dimenticare l'osservazione, a cui la maggioranza ha dato parere favorevole, con cui verrebbe trafosrmata in area commerciale l'area degli stabilimenti, possibile “primo passo” per l'abbandono di Labico da parte dell'azienda.


Il Comune deve impegnarsi a fare tutto ciò che è in suo potere per sostenere la competitività dell'azienda e evitare la perdita netta e brutale del lavoro per i 35 addetti coinvolti. Per questo abbiamo chiesto la costituzione di un tavolo istituzionale di confronto presso la commissione competente.


I consiglieri del gruppo Cambiare e Vivere Labico


Tullio Berlenghi

Benedetto Paris

Danilo Giovannoli

Maurizio Spezzano

Nello Tulli


11 marzo 2011
MOZIONE CONSILIARE INVESTIMENTI PRODUTTIVI “ANTONELLI GROUP”
Il Consiglio Comunale

DATA la presenza nel nostro territorio dell'insediamento produttivo della “Antonelli Group”, importante produttrice nel settore dei prodotti di forno;

VISTO il parere favorevole dato in Consiglio Comunale dalla maggioranza all'osservazione alla Variante Generale al P.R.G. con cui verrebbe trasformata l'area produttiva degli stabilimenti dell'”Antonelli Group” in area commerciale;

CONSIDERATO che tale attività privata rappresenta oggi una delle più grandi, se non la più grande, industria presente nel nostro comune, occupando ad oggi 81 addetti;

DATA la crisi generale che ha colpito seriamente anche il nostro territorio, in particolar modo l'area del polo produttivo Anagni – Colleferro e che sta già comportando effetti negativi anche nel nostro Comune mettendo in difficoltà numerose famiglie;

VISTA la comunicazione agli organi di stampa fatta dal sindacato di categoria della CGIL in data 07/03/2011 circa l'avvio della procedura di mobilità per 35 addetti da parte della suddetta “Antonelli Group”, che comporterebbe chiari effetti negativi sotto il profilo occupazionale nel nostro territorio, con conseguenti effetti sociali ed economici disastrosi per le famiglie coinvolte;

TENUTO CONTO CHE la società motiva l'avvio della procedura con una fase di crisi della domanda e riduzione dei costi successiva a investimenti nelle linee di produzione che, alternativamente alla mobilità, l'azienda può avviare altre forme di riduzione dei costi che, però, salvaguardano i livelli salariali dei lavoratori, ma che sembra non siano stati presi in considerazione in questo caso;

RITENUTO CHE il Comune debba fare impegnarsi per evitare la riduzione dei livelli occupazionali nel nostro territorio, già gravato dalla crisi economica;

CONVINTI CHE l'eventuale ridimensionamento o cessazione dell'attività della “Antonelli Group” sarebbe una perdita gravissima per il nostro comune;

IMPEGNA

il Sindaco e la Giunta a farsi carico della problematica a difesa dei livelli occupazionali e della continuità dell'attività produttiva nel territorio labicano;
ad avviare un tavolo istituzionale di confronto tra le parti presso la commissione consiliare competente;

Si sottolinea l’urgenza della presente interrogazione e si chiede risposta al primo Consiglio Comunale utile con la contestuale iscrizione del punto all’odg.

Labico 11 marzo 2011                         
                                     
 I Consiglieri Comunali         
       
       Paris Benedetto  
       Berlenghi Tullio
       Giovannoli Danilo
      Spezzano Maurizio
       Tulli Nello    


2 marzo 2010
Con gli operai dell'Alstom per lo sviluppo del territorio

Dopo svariati passi avanti e repentini dietro front nelle trattative, gli operai di Alstom hanno deciso di occupare lo stabilimento di Colleferro nella mattinata di lunedì.

Un esito esremo ma, a questo punto, inevitabile”. Dichiara Silvia Carocci (resp. Lavoro Giovani Democratici prov. Di Roma) -“Lo sdegno di fronte a questa situazione ci spinge a non tacere. Ad una crisi che sta avendo effetti veramente pesanti, il Governo risponde portando alla discussione del Parlamento provvedimenti sui processi del premier o norme spot. Vogliamo attenzione, rispetto e dignità per queste persone. Abbiamo diritto ad una politica che si occupi di tutti, dando risposte serie che permettano di superare questo difficile momento economico. Intanto, agli operai di Alstom rivolgiamo la nostra totale solidarietà”.-

Conclude Benedetto Paris (vicesegretario Giovani democratici prov. Di Roma) “Comprendiamo la rabbia dei lavoratori Alstom che rivendicano attenzione e prospettive di sviluppo per loro e per il nostro territorio. Davanti a tutto ciò è gravissimo è il “balletto” di Gianni Alemanno, sindaco di Roma e burattinaio della Polverini, che da mesi evita di prendere una posizione chiara sul polo manutentivo proposto dalla giunta regionale uscente, giocando quindi con la pelle di 200 famiglie.”


18 marzo 2009
Una crisi di Futuro
Dopo molto tempo torno ad avere un pò di tempo per scrivere sul blog di questioni politiche e non amministrative. Lo faccio mettendo a sistema un pò di riflessioni fatte in queste settimane, tra direzione provinciale, segreteria provinciale, riunioni di partito e all'Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici di Milano, in cui ho sintetizzato il mio pensiero in un intervento nel workshop dedicato al welfare, la crisi e il lavoro, andando più nei dettagli tecnici della legislazione del lavoro.

Non si può discutere di quanto sta avvenendo se non partiamo da un dato: un mondo, un sistema economico e sociale, direi anche psicologico, ha mostrato e messo in pratica tutti i suoi limiti e le sue criticità, dando ragione a chi, da sinistra, ha sempre criticato il modello capitalistico ultraliberista: il mercato da sè non si regola e la sua forma di autoregolamentazione (le crisi appunto) costa tanto, troppo, in costi sociali, che non sono numeri o rapporti economici, ma vite, persone in pelle e ossa, con le loro speranze e le loro reti sociali.

Dico questo perché non si può parlare di questa crisi senza considerare il suo dato umano, psicologico: da sempre predichiamo una società in cui chi studia va avanti, chi si impegna viene premiato, magari sopportando dei primi sacrifici come la precarietà, che le logiche di quel mercato e di quella idea liberista (non liberale!) impongono nei fatti, ma insomma ai ragazzi e alle ragazze di questa Italia, di questa Europa è stata sempre raccontata, dal '90 almeno, la manfrina che loro dovevano portare in alto l'asticella del merito, della qualità, della formazione e che così si sarebbero occupati, avrebbero potuto metter su famiglia, resistere nel mercato globale, tanto da poter dimenticare alcuni "lacci e lacciuoli" dei sistemi di welfare socialdemocratico europei.

Eppure oggi quale è la realtà? E' quella che al momento della manifestazione di una crisi che nasce dall'avidità di pochi, dal mettere prima il denaro facile rispetto al rischio semi certo, fa crollare l'economia reale, licenzia milioni di persone e non guarda in faccia chi sa di più, chi ha studiato di più, ma spazza via tutti. E chi ci sta rimettendo in modo particolare le penne? Proprio quelle generazioni cresciute nello spirito, nel sogno di vedersi riconosciuti gli sforzi, che agli impegni sarebbe corrisposto un premio in sicurezza, stabilità e futuro.

Crisi di futuro, perché è questo che viene a mancare in ragazzi e ragazze trentenni che hanno appena formato una famiglia, con un mutuo da pagare e un contratto di collaborazione o a tempo determinato che non viene rinnovato, eppure loro si sentivano "determinanti" per l'attività dell'azienda o della società che gli ha detto "mi dispiace ma non possiamo". E' una crisi di futuro quella che li investe, perché a differenza di tanti, che certo non se la passano bene e hanno i loro giganteschi problemi, questi ragazzi e ragazze, uomini e donne anche di quaranta anni ormai, non hanno pensione, non hanno contributi, non hanno una cassa integrazione che non li faccia sbattere con il muso a terra quando cadono dal posto di lavoro!

E' una crisi di futuro perché chi ha ancora il coraggio di dire a un ragazzo di 20 anni "vai all'università che solo così trovi lavoro" quando il 50% dei laureati ha un contratto precario e l'altro 50% non lavora??? Quando il modello culturale è quello che calpesta qualche amica ma arriva, quando alla fine attorno si vede sistemato solo chi "ha conosciuto", chi "è stato nominato", insomma chi non ha avuto merito ma fegato o boria nel farsi dare un calcio in culo?

Nel nostro territorio da Colleferro a Frosinone sono stati persi in pochi mesi 4.000 posti di lavoro: 4000 famiglie, padri, fratelli, sorelle, figli che avranno una vita, un futuro, appunto, che cambierà con un sol colpo d'ala. E cosa c'è a dargli sostegno, a fargli credere che possono andare avanti, che posso avere di meglio?

Ecco questo è quello che dobbiamo costruire ora! Fa bene Franceschini (che non stupisce chi lo ha ascoltato all'ultimo congresso nazionale dei Ds o della Sinistra Giovanile nel 2006) a fare proposte concrete sull'oggi, ma fa bene perché sa e lo dice (l'ha detto anche domenica a Milano) che il nostro compito, il compito di chi prova a fare politica in questi tempi, non è pensare a risolvere l'emergenza, ma delineare un nuovo sistema, un nuovo equilibrio tra mercato, capitale, lavoro e operatori pubblici e socialli, una nuova società che torni a mettere i cittadini e i diritti davanti al profitto, che regoli e guidi il mercato, che dia le giuste sicurezze, che garantisca veramente le "uguali condizioni di partenza" di tutti davanti a questo mondo così difficile, che sappia incentivare e premiare chi si impegna, chi investe, chi sogna!!!

E tutto questo accade mentre siamo nel mezzo di una crisi che è anche ambientale, ecologica, per non parlare di una crisi culturale, che ci spinge tutti a rinchiuderci, a cercare sicurezze, velleitarie ma semplici da pensare e sentire a portata di mano, che ci porta a escludere l'altro da noi, con una lotta tra poveri e una competizione al ribasso dei diritti che vediamo tutti i giorni nelle proposte della destra governante e della cultura televisiva imperante: individualismo, l'emersione non tanto dei meglio, ma dei più furbi e dei più stronzi!

Sapremo dare speranza, voglia di futuro, solo se sapremo superare queste paure, se sapremo affrontare le nature profonde di questi problemi e pensare non aggiustamenti ma l'"altro", compiere scelte radicalmente diverse, verso il futuro, mutando alla radice gli elementi che ci portano oggi a queste derive, è la vera soluzione. E' questa oggi la sfida vera, è questo oggi il discrimine tra destra e sinistre (plurale casuale ma vero)

E' una sfida, questa, enorme, che non sarà vinta con un convegno o con un libro di un illustre pensatore o economista, ma solo con la creazione, giorno dopo giorno, dibattito dopo dibattito, volantino dopo volantino, litigata casalinga dopo litigata casalinga, di una nuova cultura politica!

Dovremo toccare dogmi, di destra e di sinistra, dovremo pensare cose totalmente nuove, dovremo riuscire a non guardare e ascoltare i tanti se e tanti ma che ci troveremo davanti, ma solo con una proposta chiara, diversa potremo andare oltre la crisi. Sarà difficile, ma chi come me si ritiene progressista, non ha scelte se vuole rimanere coerente con se stesso, con la propria voglia di futuro!

Dopo la sconfitta elettorale del 2008 dicevo che alla fine a noi sarebbe andata bene, a noi 20enni, perché cmq Berlusconi tempo dieci anni si dovrà fare indietro e noi saremo ancora giovani da poter vivere e fare, si spera, politica in un sistema politico diverso, magari depurato. Oggi, se da una parte c'è il terrore e l'orrore per una deriva populista e autoritaria del governo e della società, dall'altra c'è adesso la consapevolezza della necessità di pensare il nuovo, dell'essere in uno dei momenti della storia in cui la storia stessa sta cambiando, può cambiare, deve cambiare e noi (come soggettività politica e civica) possiamo essere determinanti, artefici di questa nuova storia, ognuno nel nostro quotidiano, nel nostro piccolo. Sarà un rifarsi coll'ajetto, ma è una occasione rara nella storia, sta a noi, a tutti i cittadini di questo mondo e in primis di questa Europa, non sprecarla!



4 marzo 2009
LAZIO: APPROVATA LA LEGGE PER IL REDDITO MINIMO
Finalmente risposte chiare alle domande di rappresentanza e proposta da parte del nostro elettorato e dei cittadini. Il Pd sta finalmente segnando il campo con la mozione proposta al Parlamento (al Senato) per dare l'assegna di disoccupazione ai tanti lavoratori precari o delle piccole imprese che, se perderanno o hanno perso il posto di lavoro, si troveranno senza sostegni economici...pe rloro la cassaintegrazione è un miraggio! Per leggere il testo della mozione presentata dal Pd CLICCA QUI.

ALLA REGIONE LAZIO, intanto, dopo più di un anno di discussione approvata la proposta di legge del'Ass. Tibaldi per il REDDITO MINIMO DI INSERIMENTO. Il Lazio così risponde ai bisogni dei suoi cittadini più in difficoltà.

“Con la proposta di legge sul reddito minimo garantito, la Regione Lazio intende colmare un vuoto normativo derivante da una carenza di strumenti a livello nazionale ed offrire forme di tutela e sostegno alle persone rimaste prive di una fonte di guadagno”. E’ quanto dichiara il capogruppo PD al Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Parroncini.

“La legge tiene conto delle trasformazioni intercorse nel mondo del lavoro non solo sotto gli aspetti occupazionali, ma anche sotto quelli legati alle forme di tutela e di protezione che spesso non coprono la gran parte dei lavoratori precari. Il tentativo della Regione Lazio è pertanto quello di porre un argine all’emorragia di posti di lavoro causata dalla crisi finanziaria che ci ha coinvolti e che rischia di abbassare progressivamente le tutele a disposizione dei lavoratori”. E’ quanto dichiara il capogruppo PD al Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Parroncini.

“L’approvazione della legge sul reddito minimo garantito per chi è rimasto senza lavoro e senza un’adeguata fonte di guadagno è un risultato particolarmente importante per la Regione Lazio che ha deciso di dare una risposta concreta alla situazione di grave allarme che, a causa della crisi, si sta producendo sul fronte occupazionale lasciando privi di qualsivoglia forma di reddito e tutela un’enorme quantità di forza lavoro. Per questo esprimiamo grande soddisfazione, nella speranza che anche a livello nazionale il Governo accolga le proposte che arrivano dal Partito Democratico trasformandole in strumenti di tutela dei lavoratori e delle loro famiglie”. E’ quanto affermano i consiglieri PD, Giuseppe Parroncini e Augusto Battaglia, dopo l’approvazione in Aula della legge che garantisce un reddito minimo a che ne è privo.
"Garantire un reddito sociale a chi perde il posto di lavoro, a chi è alla ricerca dell’occupazione o a chi ha una retribuzione del tutto insufficiente è una risposta che non soltanto ha un valore morale e di solidarietà ma è una risposta concreta ai problemi del disagio sociale di tanti cittadini delle province del Lazio che sono alle prese con un’emergenza senza precedenti che colpisce l’economia reale e il mercato del lavoro".

Il capo gruppo della Lista Civica Marrazzo per il PD, Massimo Pineschi: "il provvedimento, nel riconoscere il principio fondamentale del diritto al lavoro, vuole essere un sostegno reale ai lavoratori e quindi ai giovani, alle donne e alle loro famiglie che oggi rischiano di precipitare in uno stato di povertà e di indigenza".

"E’ una misura pienamente coerente, come ha detto il presidente della Regione Marrazzo, con l’obiettivo programmatico di mettere al centro della politica regionale il tema del lavoro, come conferma l’attivazione anche di altri importanti strumenti legislativi e finanziari a sostegno del lavoro autonomo e dipendente che si sommano al fondo previsto nel provvedimento a favore del reddito minimo garantito. Di grande importanza -ha detto Pineschi- è la conferma che questa linea sarà rafforzata con il patto di fine legislatura che sarà fortemente caratterizzato dalla volontà di destinare prioritariamente le risorse disponibili al sostegno alle categorie sociali più deboli e più esposte ai venti della crisi".


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